Sabato 23 aprile, ore 10.00

    Krishnamurti: al di là dell’illusione;
l’ascolto e l’attenzione come vie per la libertà.

Visione di un filmato e formazione di gruppi di attività
 
Gruppo di studio su Krishnamurti, Locarno-Lugano

 

Krishnamurti è certamente uno dei maestri spirituali del nostro tempo. Il messaggio che egli propugna (ma forse è già errato parlare di “messaggio”), sarebbe riduttivo considerarlo unicamente di tipo “psicologico”; può senz’altro essere considerato, dunque, di carattere esoterico (inteso come attenzione e consapevolezza “portata a livelli di esistenza che sfuggono alla portata della nostra coscienza usuale”[1]). Egli non propugna, comunque, alcuna “via” da seguire, alcuna dottrina o metodo in senso tradizionale.

“Pour moi la verité est un pays sans chemin, et vous ne pouvez l’atteindre par aucun sentier, aucune religion, aucune secte…Je ne veux faire partie d’aucune organisation d’ordre spirituel… Lorsqu’une organisation est créée dans ce but elle devient une béquille; elle affaiblit, asservit, et cela ne peut que mutiler l’individu, l’empêcher de se développer, de constater son unicité grâce à la découverte par lui-même de cette Verité absolue, non conditionnée, totale… (…) [2]

Dunque, se da un lato egli può essere considerato come appartenente alla via esoterica, dall’altro la sua posizione sembra andare oltre tale via, e, certamente, non è corretta l’opinione che lo considera “appartenente” ad una tradizione esoterica in quanto egli rifiuta l’affiliazione a qualsiasi tradizione. Non per questo, comunque, la sua posizione è da considerare nichilista, relativista o puramente soggettiva. Potremmo definirla una posizione “laica” pienamente attenta alla dimensione profonda, sottile e sacra dell’esistenza. Una posizione laica pienamente attenta alla dimensione “religiosa”, del Sacro.

Per i membri del Gruppo PANGEA che cercano di interrogarsi sulla base dei dubbi e delle domande proposte da Krishnamurti nelle sue innumerevoli conferenze, partecipare al convegno Pangea 2005 significa, perciò, proporre una riflessione e una ricerca che si affianca, criticamente, scetticamente, alle posizioni definite exoteriche ed esoteriche. Significa anche assumere il ruolo di “terzo incomodo”, che pone continuamente l’interrogativo del “perché” voler seguire una data via”, un Maestro, un certo rituale, una ben definita tradizione? Significa porre il problema del rapporto fra la conoscenza, la memoria e l’amore (“il pensiero che nasce dalla conoscenza impedisce l’amore[3]). Cercare di situarsi su un altro piano, quello che non si preoccupa di seguire una qualsiasi tradizione, un metodo, un Maestro, una dottrina o di costruire delle precise rappresentazioni, di “nominare”, ma che non per questo cessa di interrogarsi continuamente, con passione e costanza, sul senso profondo della Vita. Significa, innanzitutto, cercare di essere coscienti delle proprie continue contraddizioni e lavorare sugli ostacoli, le barriere, che impediscono di vivere e scoprire spazi di libertà e di gioia. Significa, essenzialmente, imparare a lavorare, senza compiacimenti narcisistici, sul proprio disordine interiore, sulle limitazioni psicologiche, sulla consapevolezza, l’osservazione nel quotidiano, nel qui e ora, delle relazioni con gli altri, con la Natura, con noi stessi, in particolare con la nostra mente. Imparare ad ascoltare, a vedere, a lasciar cadere la memoria, a “morire al passato”, al prima, per lasciarsi sorprendere dalla gioia dell’istante e del nuovo. Morire e rinascere in ogni momento. Dubitare continuamente, diffidare di tutto ma, come dice proprio Krishnamurti, “con una canzone nel cuore”.   


[1] Cf. il testo di introduzione al convegno, all’inizio del presente dossier: “L’approccio esoterico: promesse e interrogativi”.
[2]
Dal discorso di Krishnamurti al Campo di Ommen, davanti a Mme Besant e a più di tremila membri dell’“Ordine della Stella d’Oriente”. In: LUTYENS, M., Krishnamurti. Les années d’accomplissement. Paris, Ed. Arista, 1984, p. 25.
[3]
Cf. il secondo dialogo di Krishnamurti a Bombay nel febbraio del1984 (videocassetta).

 


CENNI BIOGRAFICI 

Jiddu Krishnamurti nacque l'undici maggio 1895 a Madanapalle, una città nell'India meridionale, ottavo figlio di una famiglia di ceto medio. Ancora in giovane età fu adottato da Annie Besant, allora presidente della Società Teosofica con sede centrale a Madras, la quale portò Krishnamurti e suo fratello Nitya in Inghilterra dove furono educati privatamente.

Al ritorno di Krishnamurti ancora adolescente in India i Teosofi lo proclamarono il maestro del mondo del quale aspettavano la venuta e crearono intorno alla sua figura ordini vasti e ricchi, con molte migliaia di seguaci.

Proclamato da molti, fin dalla nascita, maestro spirituale, K. (come lui spesso si nominava parlando di sé alla terza persona), ha sempre rifiutato l’adulazione e declinato l’autorità per incoraggiare, invece, la libertà spirituale e la scoperta della comprensione di sé da parte di ciascuno.

Fu così che, nel 1929, a Ommen, in Olanda, di fronte a 3000 seguaci, Krishnamurti sciolse l'organizzazione di cui era stato nominato capo (l’”Ordine della Stella d’Oriente”), restituì i beni e le ricchezze che gli erano stati donati e dichiarò che il suo unico scopo era quello di rendere gli esseri umani incondizionatamente liberi dalle limitazioni psicologiche.

Da allora viaggiò quasi senza sosta per gran parte del mondo tenendo discorsi ad un gran numero di persone. Nei suoi viaggi in America, Europa e Asia, per molti decenni, ha esposto il suo pensiero in innumerevoli conferenze e “lezioni” fino al giorno della sua morte avvenuta negli USA il 17 febbraio 1986.

Krishnamurti é considerato universalmente uno dei maggiori maestri religiosi di tutti i tempi. Unico fra tutti i maestri spirituali, egli rifiuta l’organizzazione ortodossa e ciò che l’organizzazione implica: il culto.

Non propose nessuna filosofia o religione ma trattò gli aspetti quotidiani della vita degli esseri umani, i problemi del vivere nelle moderne società violente e corrotte, la ricerca individuale di significato, sicurezza e felicità e il nostro bisogno di liberarci dal peso interiore di paure, rabbia, dolore e sofferenza.

Parlò della necessità di avere una vita quotidiana con una qualità religiosa e profondamente meditativa.

Krishnamurti non appartenne a nessuna religione, setta o nazione né si legò ad alcuna scuola di pensiero politica o ideologica.

Affermò al contrario che queste sono le cause reali della nostra separazione gli uni dagli altri, portatrici di conflitto personale, sociale e, in ultima analisi, di guerra.

I suoi discorsi e le sue discussioni non furono mai ispirati da alcuna autorità basata sulla tradizione o sulla conoscenza accademica ma scaturivano dal suo sguardo interiore sulla mente umana e sulla stessa sua relazione con il Sacro.

Ha comunicato costantemente un senso di freschezza e sincerità a chi lo ascoltava sebbene il suo messaggio sia rimasto sostanzialmente invariato nel corso degli anni. Il suo insegnamento di uomo libero a uomini liberi è stato accolto da migliaia di persone nel mondo.   

(Informazioni tratte, in parte, da http://www.jkrishnamurti.org)

 

ALCUNE INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE 

Krishnamurti, J.: Di fronte alla vita, Ubaldini Editore, Roma, 1969.

Krishnamurti, J.: La prima ed ultima libertà, Ubaldini Editore, Roma, 1969.

Krishnamurti, J.: L'uomo alla svolta, Ubaldini Editore, Roma, 1971.

Krishnamurti, J.: La sola rivoluzione, Ubaldini Editore, Roma, 1973.

Krishnamurti, J.: Cominciare a imparare, Ubaldini Editore, Roma, 1976.

Krishnamurti, J.: La fine del dolore, Ed. Aequilibrium, Milano, 1982.

Krishnamurti, J.: Lettere alle scuole, Ubaldini Editore, Roma, 1983.

Krishnamurti, J.: Diario. Settembre-ottobre 1973. Aprile 1975, Ubaldini Editore, Roma, 1983.

Krishnamurti, J.: La rete del pensiero, Ed. Aequilibrium, Milano, 1987.

Krishnamurti, J.: Una scuola per la vita, Ed. Aequilibrium, Milano, 1988.

Krishnamurti, J.: Libertà Totale", Casa Editrice Astrolabio, Roma, Ubaldini Editore, 1998. 

Lutyens, M.: Krishnamurti. Les années d’accomplissement, Paris, Ed.Arista, 1984.

Methorst-Kuiper A.J.G., Krishnamurti. Il suo pensiero, la sua missione, la sua poesia. Torino, Bresci Editore, 1974

 

Per ulteriori informazioni :

http://www.kinfonet.org 

http://www.krishnamurti.it 

http://www.brockwood.org.uk 

http://www.jkrishnamurti.org/krish_found.asp 

http://www.krishnamurti.ch 

http://web.tiscali.it/krishnamurti

http://www.consapevolezza.it/aetos/krishnamurti/krishnamurti.asp

 

ALCUNI BRANI SCELTI

 

Krishnamurti: La Verità è una terra senza sentieri

(Estratto dal libro "Libertà Totale", 1998, Casa Editrice Astrolabio, Ubaldini Editore, Roma).

Il 3 agosto del 1929 ad Ommen, in Olanda, Krishnamurti sciolse l'Ordine della Stella, di cui era a capo, davanti a tremila membri. Questo è quanto disse.

Questa mattina esamineremo lo scioglimento dell'Ordine della Stella. Alcuni ne saranno contenti, e altri rattristati. Non è un’occasione di allegria né di tristezza perché, come spiegherò, è inevitabile.

Ricorderete la storia del diavolo e un suo amico che, camminando, vedono un uomo chinarsi, raccogliere qualcosa da terra e metterselo in tasca. L’amico chiese al diavolo: "Che cosa ha raccolto?". "Un pezzo di Verità", rispose il diavolo. "Un brutto affare per te", disse l’amico. "Per niente!", rispose il diavolo. "Aspetterò che la organizzi!". Ritengo che la Verità sia una terra senza sentieri e che non si possa raggiungere attraverso nessuna via, nessuna religione, nessuna scuola. Questo è il mio punto di vista, e vi aderisco totalmente e incondizionatamente. Poiché la Verità è illimitata, incondizionata, irraggiungibile attraverso qualunque via, non può venire organizzata, e nessuna organizzazione può essere creata per condurre o costringere gli altri lungo un particolare sentiero. Se lo comprendete, vedrete che è impossibile organizzare una "fede". La fede è qualcosa di assolutamente individuale, e non possiamo e non dobbiamo istituzionalizzarla. Se lo facciamo diventa una cosa morta, cristallizzata; diventa un credo, una setta, una religione che viene imposta ad altri. E' quello che tutti cercano di fare in tutto il mondo. La Verità viene svilita e resa un giocattolo per persone deboli o solo momentaneamente insoddisfatte. Non possiamo ‘abbassare’ la verità, ma piuttosto sforzarci noi di ‘salire’ a essa. Non possiamo far scendere a valle la cima della montagna. Se vogliamo raggiungere la cima dobbiamo attraversare la valle e salire il versante, senza timore dei pericolosi precipizi. Dobbiamo salire individualmente verso la Verità, che non può venire ‘abbassata’ per noi o organizzata per noi. Sono le organizzazioni che propongono un’idea, ma l’organizzazione non fa che risvegliare l’interesse dentro di noi. Se l’interesse non nasce dall’amore per la Verità stessa, ma passa soltanto attraverso l’organizzazione, non ha alcun valore. L’organizzazione diventa uno schema in cui i membri trovano la loro collocazione. Non si ricerca più la Verità, non si mira più alla vetta, ma ci si scava una comoda nicchia in cui collocarsi o in cui farsi collocare dall’organizzazione, pensando che sarà l’organizzazione a condurci alla Verità. A mio parere, questo è il primo motivo per cui l’Ordine della Stella va disciolto. Nonostante ciò probabilmente creerete altri ordini, entrerete a far parte di altre organizzazioni, sempre cercando la Verità. Io non voglio appartenere a nessuna organizzazione spirituale, vi prego di comprenderlo. Potrei ricorrere a un’organizzazione se volessi farmi trasportare, ad esempio, a Londra, ma si tratta di un’organizzazione completamente diversa, di tipo pratico, come le poste o il telegrafo. Se voglio fare un viaggio uso un automobile o una nave: strumenti pratici che non hanno nulla a che vedere con la spiritualità. Ribadisco ancora una volta che nessuna organizzazione può condurre l'uomo alla spiritualità. Un’organizzazione creata a questo scopo diventa una stampella, una debolezza, una pastoia; è costretta ad azzoppare l’individuo per impedirgli di crescere, di sviluppare la propria singolarità che consiste nella scoperta, fatta da noi stessi, della Verità assoluta, incondizionata. Questo è un altro motivo che mi ha portato alla decisione, essendo a capo dell’Ordine, di scioglierlo. Nessuno mi ha spinto a prendere questa decisione. Non è un gesto studiato per stupire, perché io non voglio seguaci e lo sottolineo. Nel momento stesso in cui si segue qualcuno non si segue più la Verità. Non mi importa che crediate alle mie parole. Voglio perseguire una certa cosa in questo mondo, e intendo farlo con incrollabile concentrazione. Il mio interesse va a un’unica cosa essenziale: la liberazione dell’uomo. Desidero liberarlo da tutte le sue gabbie e tutte le sue paure, e non dargli una setta o una religione in più, non formulare nuove teorie o nuove filosofie. Ovviamente potreste chiedermi perché giro il mondo tenendo continuamente discorsi. Vi voglio dire che non lo faccio perché desidero un seguito, non desidero un gruppo di speciali discepoli. (Come piace agli uomini essere diversi dai loro simili, e basandosi su distinzioni così ridicole, assurde e meschine! Io non ho nessuna intenzione di incoraggiare simili assurdità). Io non ho discepoli, non ho apostoli, né sulla terra né nel regno dello spirito. Non sono attratto dalla sete di denaro né dal desiderio di una vita comoda. Se desiderassi una vita comoda non sarei venuto a questo campo e non vivrei in un paese così piovoso! Vi parlo francamente perché vorrei chiarirlo una volta per tutte. Voglio evitare che queste polemiche infantili si trascinino per anni. Un giornalista che mi ha intervistato considera un gesto meraviglioso sciogliere un’organizzazione che conta migliaia di membri. Un grande gesto perché, come mi disse: "Che cosa farà adesso, come vivrà? Non avrà più seguaci e nessuno verrà più ad ascoltarla". Se vi saranno anche solo cinque persone che vogliono ascoltare, che vogliono vivere con il viso rivolto all’eternità, Sarà sufficiente. A che cosa serve avere migliaia di persone che non capiscono, imbalsamate nei loro pregiudizi, che non desiderano il nuovo, ma che traducono il nuovo per adattarlo ai loro sterili, stagnanti io?

Se parlo con crudezza, vi prego di non fraintendermi: non è per mancanza di compassione. Se avete bisogno di un chirurgo, non è un atto di gentilezza operarvi anche se ciò vi provoca dolore? Se quindi vi parlo con ruvidezza non è per mancanza di amore per voi, ma l’esatto contrario. Come ho già detto, ho un unico scopo: rendere l’uomo libero, spingerlo verso la libertà, aiutarlo a staccarsi da tutti i limiti, perché soltanto ciò può dare eterna felicità, soltanto ciò può dare la realizzazione incondizionata del sé. Poiché io sono libero, incondizionato e intero (non parte, non relativo, ma la Verità totale che è eterna), il mio desiderio è che coloro che cercano di capirmi siano liberi e non che mi seguano o che mi trasformino in una gabbia per ricavarne un’altra religione o un’altra setta. Al contrario, vorrei che fossero liberi da ogni paura: dalla paura della religione, dalla paura della salvezza, dalla paura della spiritualità, dalla paura dell’amore, dalla paura della morte, dalla paura stessa della vita. Lo faccio come un pittore che dipinge una tela per piacere, perché il dipinto è la sua espressione, la sua radiosità, il suo star bene, e non perché io voglia qualcosa da qualcuno. Abbiamo fatto l’abitudine all’autorità e alla sua atmosfera, e pensiamo che ci possa condurre alla spiritualità. Crediamo e speriamo che un altro, attraverso i suoi straordinari poteri, ci possa condurre (per miracolo!) nel regno dell’eterna libertà che è Felicità. La nostra visione della vita è tutta basata sull’autorità. Mi avete ascoltato per tre anni e in voi non si è prodotto nessun cambiamento, salvo in pochissimi. Analizzate ciò che vi dico, sottoponetelo a critica per poterlo comprendere pienamente e a fondo. Se cerchiamo un’autorità che ci conduca alla spiritualità, costruiamo automaticamente un’organizzazione attorno a quella autorità. Ma la creazione stessa dell’organiz-zazione che, secondo voi, aiuterà l’autorità a condurvi alla spiritualità, vi chiude in una gabbia. Vi sto parlando con franchezza, ma ricordate che lo faccio non per durezza o malanimo, né per eccitazione per la mia decisione, ma perché voglio che comprendiate ciò che vi dico. Questo è il motivo per cui siete qui, e sarebbe una perdita di tempo se non spiegassi con chiarezza e fino in fondo il mio punto di vista. Sono diciotto anni che vi state preparando a questo evento, alla venuta del Maestro del Mondo. Per diciotto anni vi siete organizzati, avete cercato qualcuno che potesse dare un piacere nuovo al vostro cuore e alla vostra mente, che trasformasse la vostra vita, che vi comunicasse una nuova comprensione; qualcuno che vi innalzasse a un nuovo modo di vivere, che vi desse una nuova spinta, che vi rendesse liberi; e adesso osservate che cosa accade! Riflettete, ragionate da voi e cercate di capire come questa fede vi ha cambiati; ma non il cambiamento superficiale di applicarvi un distintivo, che è una cosa insignificante, assurda. Questa fede ha spazzato via dalla vostra vita tutte le cose inessenziali? Questo e l’unico metro di giudizio: siete più liberi, più grandi, più pericolosi per qualunque società fondata sul falso e sull’inessenziale? I membri dell’Ordine della Stella, come sono cambiati? Come ho già detto, per diciotto anni vi siete preparati per me. Non m'importa che crediate o no che io sia il Maestro del Mondo. Non ha nessun valore. Come appartenenti all’organizzazione dell’Ordine della Stella avete dato la vostra adesione e la vostra energia, riconoscendo in Krishnamurti il Maestro del Mondo in tutto o in parte. In tutto, per coloro che sono realmente in ricerca; in parte, per coloro che sono soddisfatti delle loro mezze verità. Diciotto anni di preparazione, e guardate quanti ostacoli vi sono ancora sulla strada della vostra comprensione, quante complicazioni, quante cose inutili. I pregiudizi, le paure, le autorità, le chiese vecchie e nuove: tutto questo, ritengo, è una barriera alla comprensione. Non potrei essere più chiaro. Non voglio che vi dichiariate d’accordo con me. Non voglio che mi seguiate. Voglio che comprendiate ciò che vi sto dicendo. E necessario che mi comprendiate perché la vostra fede non vi ha trasformato, ma vi ha resi ancora più complicati e non siete disposti a vedere le cose così come sono. Voi volete avere i vostri dèi, nuovi dèi al posto dei vecchi, nuove religioni al posto delle vecchie, nuove forme in sostituzione delle vecchie, tutte ugualmente prive di valore, tutte barriere, tutte limitazioni, tutte stampelle. Nuove distinzioni spirituali al posto delle vecchie, nuovi culti al posto dei vecchi. Tutti fate dipendere la vostra spiritualità da qualcun altro, fate dipendere la vostra felicità da qualcun altro, la vostra illuminazione da qualcun altro; e benché vi siate preparati per me per diciotto anni, quando dico che tutto ciò è inutile, quando dico che dovete sbarazzarvene e cercare dentro di voi l’illuminazione, il fulgore, la purezza e l’incorruttibilità del sé, nessuno di voi è disposto a farlo. Forse alcuni sì, ma pochi, pochissimi. Perché dunque avere un’organizzazione? Perché avere persone false e ipocrite che seguono me, l’incarnazione della Verità? Vi prego di tenere a mente che non vi parlo per astio o malanimo, ma perché siamo giunti a un punto in cui è indispensabile affrontare la situazione per quella che è. L’anno scorso dissi che non avrei accettato compromessi. Pochissimi mi diedero ascolto. Quest’anno l’ho ribadito chiaramente. Non so quante migliaia di persone in tutto il mondo, membri dell'Ordine si stanno preparando per me da diciotto anni, eppure non sono ancora pronte ad ascoltare incondizionatamente totalmente, ciò che io dico. Allora, perché avere un’organizzazione?

Vi ho già detto che il mio scopo è quello di rendere l’uomo incondizionatamente libero, perché ritengo che l’unica spiritualità sia l’incorruttibilità del sé che è eterno, sia l’armonia tra la ragione e l’amore. Questa è l’assoluta e incondizionata Verità che è la Vita stessa. Perciò voglio che l'uomo sia libero, gioioso come un uccello nel cielo splendente, sgravato, indipendente ed estatico nella sua libertà. A coloro che si sono preparati per diciotto anni dico che occorre essere liberi da tutto ciò, liberi dalle complicazioni e dagli impegolamenti. Perciò non avete bisogno di un'organizzazione basata su un credo spirituale. Perché mantenere un'organizzazione per quei cinque o dieci individui in tutto il mondo che hanno capito e che lottano per sbarazzarsi di tutte le cose inutili? Nemmeno ai deboli serve un’organizzazione che li aiuti a trovare la Verità, perché la Verità è in tutti, non è né lontana né vicina, è eternamente. Le organizzazioni non possono farvi liberi. Nessun altro può renderci liberi. Nessun culto organizzato, e neppure l’immolarsi per una causa, può renderci liberi. Unirsi in un’organizzazione o gettarsi nel lavoro non può renderci liberi. Se per scrivere una lettera usiamo una macchina da scrivere, non la mettiamo su un altare per adorarla. Eppure è questo che si fa quando l’organizzazione diventa l’interesse principale. "Quanti iscritti avete?", è la prima domanda che mi pone qualunque giornalista. "Quanti sono i tuoi seguaci? Dal loro numero capiremo se stai dicendo il vero o il falso". Io non so quanti siate. Non me ne curo. Come ho già detto, anche se uno solo fosse stato reso libero, sarebbe abbastanza. Voi avete l’idea che solo determinate persone abbiano la chiave del Regno della Felicità. Nessuno la detiene. Nessuno ha l’autorità per farlo. La chiave è il vostro stesso sé, e solo nello sviluppo, nella purificazione e nell’incorruttibilità del sé c’è il Regno dell’Eternità. Vedete la totale assurdità della struttura che avete creato cercando un aiuto esterno, facendo dipendere da altri il vostro benessere, la vostra felicità, la vostra forza? Tutto ciò lo troverete in voi stessi. Perché allora un’organizzazione? Siete abituati a sentirvi spiegare i progressi che avete fatto, a sentirvi indicare il vostro livello spirituale. Che bambinata! Chi, se non noi stessi, può sapere se siamo belli o brutti interiormente? Chi, se non noi stessi può dirci se siamo incorruttibili? Non avete serietà in queste cose. Perché allora un’organizzazione? Coloro che vogliono realmente conoscere, coloro che cercano davvero ciò che è eterno, privo di inizio e privo di fine, cammineranno insieme con grande intensità e costituiranno un pericolo per tutto ciò che è inessenziale, per le irrealtà, per le ombre. Essi si uniranno e diverranno una fiamma, perché comprendono. Voglio creare un’unione così, questo è il mio scopo. Dalla vera comprensione nascerà vera amicizia. Dalla vera amicizia, che voi non sembrate conoscere, nascerà vera cooperazione reciproca. E ciò non a motivo di un’autorità, non in virtù di una salvezza o perché ci si è immolati per una causa, ma perché comprendendo davvero viviamo nell’eterno. Questo supera il maggiore piacere e il più grande sacrificio. Ecco alcuni dei motivi che, dopo due anni di attenta riflessione, mi hanno indotto a prendere questa decisione. Non si tratta di un impulso momentaneo. Non vi sono stato spinto da nessuno. Nessuno mi ha convinto. Per due anni ho riflettuto con calma, profondamente e pazientemente, e oggi, in virtù del fatto che ne sono a capo, ho deciso di sciogliere l’Ordine. Potete costituire un’altra organizzazione e aspettare qualcun'altro. Non mi interessa, così come non mi interessano le gabbie né nuove decorazioni per le gabbie. Il mio unico scopo è rendere l’uomo totalmente, assolutamente libero.

 

da "LA RETE DEL PENSIERO", di J. Krishnamurti

Discorsi a Saanen e ad Amsterdam 1981,  Ed. AEQUILIBRIUM – Milano, 1987.

Primo discorso - domenica 12 luglio

Vedo che ci sono dei miei vecchi amici. Sono lieto di vedervi.
Siccome ci saranno sette discorsi per approfondire con estrema attenzione quello che devo dirvi, spaziando su tutti gli aspetti della vita, prego quelli di voi che mi hanno già ascoltato altre volte, di essere indulgenti per le ripetizioni che ci potranno essere. Ripetere ha un certo valore.

I pregiudizi hanno qualcosa in comune con gli ideali, le fedi, i credi. Noi dobbiamo essere capaci di pensare insieme; ma proprio i nostri pregiudizi e i nostri ideali ci privano della capacità e dell'energia necessarie per pensare, per osservare, per indagare insieme e scoprire così per conto nostro che cosa c'è dietro tutta la confusione, l'infelicità, il terrore, la rovina e la tremenda violenza che esistono al mondo. Per capire i fatti non solo in superficie, ma nel loro significato profondo, dobbiamo essere capaci di osservare insieme. Non serve che voi guardiate in una direzione e chi vi parla guardi in un'altra: dobbiamo osservare insieme la stessa cosa.

Ma questo modo di osservare, di indagare, sarà impossibile se rimaniamo legati ai nostri pregiudizi, alle nostre esperienze particolari e al nostro modo personale di capire. Pensare insieme è enormemente importante perché dobbiamo affrontare un mondo che sta andando rapidamente in rovina, che sta degenerando, che sta perdendo ogni senso morale, un mondo dove non c'è nulla di sacro, dove non c'è rispetto reciproco. Per capire tutto questo, non superficialmente, distrattamente, dobbiamo penetrare a fondo la questione e scoprire cosa c'è dietro. Dobbiamo chiederci perché dopo milioni e milioni di anni di evoluzione l'uomo, cioè voi e il mondo intero, è diventato così violento, insensibile, distruttivo, pronto a fare la guerra, a costruire bombe atomiche, a sostenere un progresso tecnologico sempre più avanzato. E forse proprio questo progresso tecnologico può essere uno dei fattori che hanno ridotto l'uomo in questo stato. Così, per favore, pensiamo insieme, cioè non a modo mio o a modo vostro, ma semplicemente usando la capacità di pensare.

Il pensiero è il fattore comune all'umanità intera. Il pensiero non è né orientale né occidentale; c'è soltanto la capacità di pensare che è comune a tutti. La persona più povera, la persona più raffinata che vive nella ricchezza, il chirurgo, il falegname, il contadino o il grande poeta, tutti quanti hanno in comune il pensiero. Sembra che non ci rendiamo conto che li pensiero è il fattore che ci lega tutti quanti insieme. Voi pensate secondo la vostra capacità, l'energia, l'esperienza e la conoscenza che avete. Altri penseranno diversamente in base alla loro esperienza e ai loro particolari condizionamenti. Tuttavia tutti quanti siamo presi nella rete del pensiero. Questo è un fatto che non può essere messo in discussione. È così.

Siamo stati programmati a livello biologico, fisico, e anche a livello mentale, intellettuale. Dobbiamo renderci conto di essere stati programmati come dei computer. Gli specialisti programmano i computer in base ai risultati che vogliono ottenere. E queste macchine supereranno l'uomo nella capacità di pensare. I computer possono accumulare esperienza, imparare dall'esperienza raccolta, e quindi essere programmati in base alla conoscenza che hanno immagazzinato. A poco a poco supereranno in accuratezza e velocità la nostra capacità di pensare. Naturalmente non potranno comporre come Beethoven o scrivere come Keats; tuttavia sorpasseranno la nostra capacità di pensiero. E allora che ne sarà dell'uomo?

Ci hanno programmati ad essere cattolici o protestanti, italiani o inglesi e così via. Per secoli e secoli ci hanno programmati a credere, ad avere fede, a seguire certi riti, certi dogmi; ci hanno programmati ad essere nazionalisti e a fare la guerra. Il nostro cervello è stato trattato come un computer anche se non è altrettanto veloce. Il nostro modo di pensare è limitato, e anche il computer è limitato ma funziona a una velocità molto più elevata della nostra; così ci sorpassa. Questi sono fatti. È quello che effettivamente accade.
Ma allora che cosa succederà all'essere umano? A che cosa si ridurrà? Se delle macchine, come computer e robot, potranno fare praticamente tutto quello che fanno gli esseri umani, dove andrà a finire la società umana? Quando robot e computer costruiranno automobili, probabilmente facendolo molto meglio degli uomini, dove andrà a finire tutta la struttura sociale che l'uomo ha costruito?

Sono questi e molti altri i problemi che ci stanno di fronte. Non potete più permettervi di pensare come cristiani, buddisti, induisti o musulmani. Stiamo affrontando una crisi tremenda. Una crisi come questa i politici non potranno mai risolverla, perché anche loro sono stati programmati a pensare in un determinato modo. Nemmeno gli scienziati potranno capire e risolvere questa crisi; e neanche lo potranno gli uomini d'affari, il mondo del denaro. La sfida, la svolta decisiva, la decisione da prendere, non è in politica, in religione o nel mondo scientifico: è nella nostra coscienza.

Deve essere capita la coscienza dell'umanità, quella coscienza che ci ha portato fino a questo punto. Questa faccenda deve essere affrontata con estrema serietà, perché siamo veramente di fronte a un momento tremendamente pericoloso per il mondo, con tutte queste bombe atomiche che continuano ad aumentare e che qualche pazzo potrebbe anche mettersi in testa di usare. Tutti noi dobbiamo essere consapevoli di questa situazione. Bisogna essere estremamente seri, non superficiali e distratti, ma veramente interessati, per comprendere il comportamento degli esseri umani, per capire come ha potuto il pensiero umano portarci fino a questo punto. Dobbiamo essere capaci di indagare con molta attenzione e cautela, e di osservare a fondo per capire che cosa sta avvenendo fuori di noi e dentro di noi. L'attività interiore, a livello psicologico, prende sempre il sopravvento sull'attività esteriore. Per quanti sforzi facciate per imporre dall'esterno regolamenti, sanzioni, decisioni, questi saranno sempre buttati all'aria dai vostri desideri, dai vostri timori, dalle vostre preoccupazioni, dal vostro bisogno di sicurezza. Se non capiamo che le cose stanno così, anche se creeremo esteriormente una parvenza di ordine, il disordine che ci portiamo dentro avrà sempre il sopravvento sui conformismi esteriori, sulle regole e sulla disciplina imposte dall'esterno. Potranno esserci istituzioni politiche, economiche, religiose, accuratamente realizzate, ma in qualunque modo queste funzionino, se la nostra coscienza interiore non è completamente in ordine, il disordine che ci portiamo dentro avrà sempre la meglio su quanto esiste esternamente. Questo lo abbiamo visto accadere storicamente, e anche ora sta accadendo la stessa cosa davanti ai nostri occhi. È un fatto.
La svolta decisiva è nella nostra coscienza. La nostra coscienza è una faccenda molto complicata. In Oriente e in Occidente si sono scritti libri su libri che la riguardano. Non siamo consapevoli della nostra coscienza; per esaminare tutte le sue complicazioni, per renderci conto al di là di ogni scelta dei suoi movimenti, dobbiamo essere liberi di guardare. Chi vi parla non intende affatto darvi un orientamento particolare da cui guardare o ascoltare come si muove la nostra coscienza. La coscienza è comune a tutta l'umanità.
Ovunque nel mondo la gente soffre, interiormente ed esteriormente. C'è angoscia, incertezza, una disperata solitudine; c'è insicurezza, gelosia, avidità, invidia, dolore. La coscienza umana è una sola, non c'è una coscienza che sia vostra o mia. C'è soltanto la coscienza dell'umanità. Si tratta di un fatto logico, sensato, razionale: sotto qualunque cielo vi troviate, che siate dei miserabili o delle persone agiate, che crediate in Dio o in qualcos'altro, scoprite che il bisogno di credere, di avere una fede, è comune all'umanità intera. Le immagini potranno essere diverse, i simboli potranno differire completamente gli uni dagli altri, tuttavia derivano sempre da qualcosa di comune a tutto il genere umano. Questa non è un'affermazione superficiale. Se vi sembra che si tratti solo di parole, di un'idea, di un concetto, allora vi lascerete sfuggire il profondo significato che un'affermazione del genere contiene. Questo significato è che la vostra coscienza è la coscienza dell'umanità intera, perché voi soffrite, siete angosciati, soli, incerti, confusi, proprio come lo sono coloro che vivono lontano diecimila miglia da qui. Rendersi conto di questo fatto, sentirlo nelle proprie viscere, è del tutto diverso dall'accettarlo semplicemente a parole. Quando vi rendete conto che siete umanità, vi viene una straordinaria energia: avete varcato il solco ristretto dell'individualismo, avete superato il cerchio soffocante in cui esistiamo come io e voi, noi e loro.

Esaminiamo insieme questa coscienza umana così complessa: non la coscienza dell'europeo, o dell'uomo che vive in Asia, in Medio Oriente, ma quel movimento straordinario che è andato avanti per milioni di anni, il movimento della coscienza umana nel tempo.

Per favore, non limitatevi ad accettare quello che dice chi vi parla. Sarebbe una cosa senza senso. Se non cominciate a mettere in dubbio, a sollevare questioni, ad avvertire quello scetticismo che vi spinge ad indagare, se vi tenete strette le vostre fedi particolari, le esperienze che avete fatto, la conoscenza che avete raccolto, allora ridurrete tutto a ben poca cosa senza alcun significato. In questo caso non affronterete la tremenda emergenza che sta di fronte all'essere umano.

Dobbiamo renderci conto di che cos'è effettivamente la nostra coscienza. Il pensiero e tutte le cose che il pensiero ha creato sono parte della nostra coscienza. La cultura in cui viviamo, i valori estetici, le pressioni economiche, le eredità nazionali, le specializzazioni professionali del chirurgo o del falegname, costituiscono una coscienza di gruppo che fa parte della vostra coscienza. Se vivete in un paese che ha le sue proprie tradizioni e la sua cultura religiosa, questa coscienza di gruppo nelle sue forme particolari diventa parte della vostra coscienza. Questi sono fatti. Se fate il falegname dovete aver acquisito una certa abilità; siete capaci di trattare il legno, di capirne la natura, sapete usare degli strumenti. Così a poco a poco entrate a far parte di un gruppo che ha coltivato questa attività particolare e che ha acquisito la sua propria coscienza. Anche lo scienziato o l'archeologo fanno parte di un gruppo che ha una sua propria coscienza, proprio come accade agli animali. Se siete una donna di casa, avete la vostra coscienza particolare che è simile a quella di tutte le altre donne di casa.

Nel mondo si sono diffusi modi di vivere molto permissivi. Questo fatto di costume è cominciato in Occidente e quindi si è sparso dovunque. È un movimento che avviene nella coscienza di gruppo. Vedete che cosa significa tutto questo; cercate di capirne le implicazioni.
La nostra coscienza ha anche un aspetto molto più profondo, che contiene le nostre paure. Per generazioni e generazioni l'uomo ha vissuto nella paura, nel piacere, nell'invidia, nella pena della solitudine, nello scoraggiamento, nella confusione. L'uomo ha vissuto in un profondo dolore; ha vissuto con quello che lui chiama amore, e non è stato mai abbandonato dalla paura della morte. È questa la sua coscienza, che è la stessa per l'umanità intera. Rendetevi conto di che cosa significa questo: significa che non siete degli individui. Ma è duro accettare che le cose stiano così, perché siamo stati programmati come dei computer a pensare a noi stessi considerandoci degli individui. Le religioni ci hanno programmato a pensare che abbiamo un'anima separata da tutte le altre. E dopo secoli e secoli il nostro cervello continua a funzionare seguendo lo stesso schema con cui è stato programmato.

Così, se si capisce la natura della nostra coscienza, lo sforzo particolare che l'ego sostiene nella sua sofferenza diventa qualcosa di globale e allora avrà inizio un'attività del tutto diversa. È questa la crisi in cui siamo coinvolti: siamo stati programmati e possiamo imparare solo in base a questi programmi. In qualche rara occasione possiamo avere un momento di chiarezza, ma poi il nostro cervello torna a ripetere senza sosta lo schema con cui è stato programmato. Vedete semplicemente come stanno le cose: uno è cristiano, buddista, indù, anticomunista, comunista, democratico, e tutto si ripete, si ripete, si ripete... E solo raramente c'è una sosta in questo ininterrotto ripetersi.
Allora, un essere umano, che non è affatto separato dal resto dell'umanità, come affronterà questa crisi, questa svolta cruciale? Come l'affronterete voi, che siete esseri umani da millenni abituati a considerarvi degli individui? E questa è un'illusione! Come affronterete questa svolta? Vedrete realmente come stanno le cose, per muovervi da questa stessa percezione in una direzione completamente diversa?

Dobbiamo capire insieme che cosa significa guardare, guardare come effettivamente funziona il pensiero. Tutti voi pensate; è questo il motivo per cui siete qui. Tutti voi pensate, e il pensiero si esprime in parole, oppure si esprime in un gesto, in uno sguardo,in un movimento del corpo. Le parole, che sono usate da tutto il genere umano, ci servono per comunicare qualcosa, e tutto il genere umano ha in comune il pensiero. È una cosa davvero straordinaria se avete fatto questa scoperta, perché allora c'è soltanto pensiero, e non il "vostro" pensiero. Dobbiamo imparare a vedere le cose come sono realmente, e non come siamo stati programmati a vederle. Capite la differenza? Possiamo guardare, liberi da qualsiasi programma che ci sia stato imposto?
Se continuiamo a guardare le cose considerandoci cristiani, cattolici, protestanti, democratici, comunisti o socialisti, se guardiamo cioè con tutti questi pregiudizi, allora non saremo in grado di capire quale enorme pericolo, quale crisi tremenda ci sta di fronte. Se appartenete a un gruppo qualsiasi, se siete seguaci di un guru, se vi dedicate a qualche attività particolare, allora, siccome siete stati programmati, sarete incapaci di vedere le cose come effettivamente sono. Solo quando non appartenete ad alcuna organizzazione, ad alcun gruppo, ad alcuna religione, ad alcuna nazione particolare, potete veramente osservare. Se avete imparato molte cose, accumulando conoscenza dai libri o dall'esperienza, la vostra mente ormai è occupata, il vostro cervello è colmo di conclusioni, di tendenze e così via. E tutto questo vi impedirà di guardare. Possiamo essere liberi da tutto ciò e cominciare a guardare quello che realmente accade nel mondo? Il terrore, le tremende divisioni settarie in campo religioso, un guru che si oppone a un altro guru idiota, la vanità che tutto questo implica, il potere, la posizione, le ricchezze di questi guru, tutto questo è qualche cosa di spaventoso. Ora, potete guardare voi stessi, non come esseri umani separati dagli altri, ma come esseri umani che sono effettivamente la stessa cosa con tutto il resto dell'umanità? Nutrire un sentimento del genere significa amare gli esseri umani di un amore tremendo.

Quando siete capaci di guardare con chiarezza, senza la minima distorsione, allora potete cominciare a indagare la natura della coscienza, fino ai suoi livelli più profondi. Dovete esaminare tutto il movimento del pensiero, perché è il pensiero il responsabile di quel che la coscienza contiene a qualsiasi livello di profondità. Se non pensate non ci sarebbe paura, non ci sarebbe il senso del piacere, non ci sarebbe il tempo; perché il pensiero è il responsabile di tutto questo.

Il pensiero non è soltanto responsabile della costruzione di meravigliose cattedrali, ma è anche responsabile di tutte le sciocchezze che accadono dentro le cattedrali. Grandi dipinti, poemi, musica, sono attività del pensiero. Percepire un suono, ascoltarne la straordinaria bellezza e scriverlo sulla carta: è questo che fa il pensiero. Il pensiero è responsabile di tutti gli dei, dei salvatori, di tutti i guru e dell'obbedienza e della devozione che vengono loro tributate. Tutto è conseguenza del pensiero, che cerca soddisfazione e fugge dalla solitudine. Tutta l'umanità ha in comune il pensiero. Il più povero abitante di un villaggio in India pensa, così come pensa il dirigente d'azienda o il capo religioso. Si tratta di un fatto quotidiano. È su questo terreno che si trova qualsiasi essere umano. Non potete sottrarvi a questa situazione.

Il pensiero ha fatto cose meravigliose, che sono d'aiuto per l'uomo; ma ha anche prodotto incredibili distruzioni, e ha portato il terrore nel mondo. Così dobbiamo capire la sua natura, i suoi movimenti: perché pensate in un certo modo; perché rimanete legati a certe forme di pensiero; perché vi tenete strette certe esperienze; perché il pensiero non ha mai capito la natura della morte. Dobbiamo prendere in esame la struttura stessa del pensiero. Non stiamo prendendo in considerazione il vostro modo particolare di pensare, perché è ovvio come pensate, dato che siete stati programmati. Ma se esaminerete seriamente in che cosa consiste il pensiero, allora entrerete in una dimensione del tutto diversa. Tale dimensione non è quella dei vostri piccoli problemi quotidiani. Dovete capire la tremenda energia del pensiero e la natura del pensiero, non dal punto di vista del filosofo, dell'uomo di religione, del professionista, della casalinga, ma dovete rendervi conto di quale enorme vitalità ci sia nell'atto di pensare.
Il pensiero è responsabile di ogni genere di crudeltà: le guerre, le macchine per uccidere, le brutalità della guerra, le uccisioni, il terrore, il gettar bombe, il prendere ostaggi in nome di una causa o senza di essa. Il pensiero è anche l'artefice di cattedrali, delle loro meravigliose strutture, di poemi incantevoli; è l'artefice di tutto lo sviluppo tecnologico, dei computer, con la loro straordinaria capacità di imparare e di superare la capacità di pensare dell'uomo.Che cosa significa pensare? Pensare è una risposta, una reazione della memoria. Se non aveste memoria non sareste in grado di pensare. La memoria si imprime nel cervello come conoscenza, che è il risultato dell'esperienza. È questo il modo di funzionare del nostro cervello: prima c'è esperienza. Esperienza può significare anche quella fatta dall'uomo all'inizio della sua esistenza e che noi abbiamo ereditato. L'esperienza dà conoscenza, quindi la conoscenza è immagazzinata nel cervello dando luogo alla memoria e dalla memoria proviene il pensiero. In base a quello che pensate, voi agite. E dall'azione imparate ulteriormente. Così il ciclo ricomincia. Esperienza, conoscenza, memoria, pensiero, azione; l'azione determina altre esperienze e quindi il ciclo torna a ripetersi. È così che siamo programmati.

Ci comportiamo sempre allo stesso modo: avendo il ricordo della sofferenza, cerchiamo di evitarla in futuro, non facendo quelle cose che la provocano. Questa diventa conoscenza, e ripetiamo sempre lo stesso schema. Con il piacere sessuale non facciamo altro che ripetere. È così che si muove il pensiero.

Guardate la meccanicità con cui funziona il pensiero, vedetene la bellezza. Il pensiero dice a sé stesso: "Sono libero di funzionare". Ma il pensiero non è mai libero, perché si basa sulla conoscenza e la conoscenza è ovviamente sempre limitata. La conoscenza deve sempre essere limitata perché fa parte del tempo. Imparerò di più, ma per imparare altre cose devo avere tempo. Non conosco la lingua russa e voglio impararla. Mi saranno necessari sei mesi, un anno o tutta la vita. Così la conoscenza è un movimento nel tempo. Tempo, conoscenza, pensiero, azione costituiscono il ciclo nel quale viviamo. Il pensiero è limitato; perciò qualsiasi azione compiuta dal pensiero deve essere limitata. Ma ogni limitazione del pensiero crea inevitabilmente divisione e conflitto. Se dico di essere indù, se dico di essere indiano, pongo una limitazione e questa limitazione porta con sé corruzione e conflitto, perché qualcun altro dice: "Sono cristiano", "Sono buddista". Così c'è conflitto fra noi. Tutta la nostra vita, dalla nascita fino alla morte, non è altro che una serie di sforzi, di conflitti; e i tentativi per uscire da questa situazione a loro volta generano altri conflitti. Così viviamo e moriamo in un conflitto senza fine e non ci chiediamo mai quale sia la radice di tale conflitto.
Questa radice è il pensiero, perché il pensiero è limitato. Ora, per favore, non dite: "Come faccio a fermare il pensiero?". Non è questo il punto. Il punto è osservare e capire la natura del pensiero.



Che cosa significa rapporto? di J. Krishnamurti

Dal Bulletin 56, 1989 - Saanen, Svizzera, agosto 1981.

L'amore per gli alberi è, o dovrebbe essere, parte della nostra natura, come respirare. Gli alberi fanno parte della terra come noi, pieni di bellezza, con quel loro strano distacco. Così immobili, pieni di foglie, ricchi e luminosi, proiettano le loro lunghe ombre e la loro gioia selvaggia quando soffia la bufera. Tutte le foglie, anche quelle sul ramo più alto, danzano al minimo soffio di brezza, e l'ombra è accogliente, quando il sole batte forte. Seduti con la schiena contro il tronco, se rimanete in silenzio, stabilite un rapporto durevole con la natura. I più hanno perso questo rapporto; quando passano in automobile o risalgono queste colline chiacchierando, vedono tutte queste montagne, queste valli, i corsi d'acqua e le migliaia di alberi, ma sono troppo assorbiti nei loro problemi per guardarsi intorno e rimanere in silenzio. Un pennacchio di fumo si alza lungo la valle, e sotto passa un autocarro, carico di tronchi appena recisi, non ancora scortecciati. Un gruppo di ragazzi e di ragazze passa chiacchierando, facendo fremere l'immobilità del bosco. La morte di un albero, nel momento finale, a differenza di quella dell'uomo, è bella. Un albero morto nel deserto, senza più corteccia, ripulito dal sole e dal vento, con tutti i rami nudi spalancati al cielo, è una visione meravigliosa. Una grande sequoia, vecchia di molte centinaia di anni, viene abbattuta in pochi minuti per fare recinzioni e sedili, per costruire case o per arricchire la terra in un giardino. Quel meraviglioso gigante è morto. L'uomo avanza nel cuore delle foreste, distruggendole per creare pascoli e costruire case. Le regioni vergini stanno scomparendo. C'è una valle, circondata da colline che forse sono le più antiche della terra, dove i ghepardi, gli orsi e il daino, che un tempo era possibile vedere, ora sono completamente scomparsi, perché l'uomo è arrivato dappertutto. La bellezza della terra viene lentamente distrutta e inquinata. Macchine e costruzioni a più piani stanno facendo la loro comparsa nei luoghi più inaspettati. Quando perdete il rapporto con la natura e con i cieli immensi, perdete ogni rapporto con l'uomo.

(…)

Arrivò insieme alla moglie e parlò quasi sempre lui. Lei era piuttosto timida, e aveva l'aria intelligente. Lui era piuttosto arrogante, e aveva l'aria aggressiva. Disse di essere stato presente a qualcuno dei miei discorsi dopo aver letto uno o due libri e aver assistito a qualche dialogo. " In realtà, siamo venuti a parlare con lei personalmente del nostro problema più grosso, e spero di non averla disturbata. Abbiamo due figli, un maschio e una femmina che vanno a scuola, fortunatamente per loro. Non vogliamo infliggergli le tensioni che ci sono tra noi, anche se prima o poi le avvertiranno. Mia moglie e io siamo molto innamorati; non userei la parola amore, perché ho capito che cosa lei intende con questo termine. Ci siamo sposati abbastanza giovani; abbiamo una bella casa e un piccolo giardino. Il denaro non rappresenta per noi un problema. Lei sta bene di suo, e io lavoro, anche se mio padre mi ha lasciato qualcosa. Non siamo venuti da lei come da un consulente matrimoniale, ma vogliamo discutere con lei, se ce lo consente, il nostro rapporto. Mia moglie è piuttosto riservata, ma io sono sicuro che fra poco parteciperà anche lei alla discussione. Eravamo d'accordo che avrei incominciato io.

Abbiamo grossi problemi di rapporto. Ne abbiamo parlato spesso, ma non ne è venuto fuori niente. Dopo questa premessa, la domanda che vorrei farle è la seguente: che cosa c'è di sbagliato nel nostro rapporto, e che cos'è il rapporto giusto?".

Che rapporto avete con queste nuvole, piene della luce della sera, o con questi alberi silenziosi? Non è una domanda a sproposito. Vedete quei ragazzi che giocano là, in quel campo, quella vecchia auto? Quando vedete tutto questo, vi chiedo, qual è la vostra reazione? "Non lo so con esattezza. Mi piace vedere i bambini che giocano. E anche a mia moglie piace. Per quelle nuvole o quell'albero non ho sentimenti speciali. Non ci ho pensato; probabilmente non li ho neanche mai guardati". La moglie disse: "Io sì. Per me hanno un significato, ma non riesco a dirlo a parole. I bambini là fuori potrebbero essere i miei figli. Dopo tutto, sono una madre". Signore, guardi quelle nuvole e quell'albero, come se li vedesse per la prima volta. Li guardi senza che il pensiero interferisca o divaghi. Li guardi senza definirli 'nuvole' o 'albero'. Li guardi semplicemente con il cuore e con gli occhi. Appartengono alla terra come noi, come quei bambini, e come quella vecchia auto. Dar loro un nome fa parte del pensiero.
"Guardarli senza ricorrere alle parole sembra quasi impossibile. La forma è la parola". Quindi le parole svolgono un ruolo molto importante nella nostra vita. Sembra che la nostra vita sia un intreccio di parole complicate, legate tra loro.

Le parole esercitano una grossa influenza su di noi: parole come Dio, democrazia, libertà, totalitarismo. Evocano tutte immagini familiari. Le parole moglie e marito fanno parte delle nostre espressioni quotidiane. Ma la parola moglie non è in realtà la persona in carne e ossa, con le sue complessità e i suoi problemi. Quindi la parola non è mai la realtà. Quando la parola assume un'importanza totalizzante, la vita, la realtà, viene trascurata.

"Ma non posso sfuggire alla parola e all'immagine che essa evoca". Non possiamo separare la parola e l'immagine. La parola è l'immagine. Osservare senza parola/immagine, questo è il problema.

"Ma è impossibile!". Se permette, lei non ha cercato di farlo seriamente. La parola impossibile blocca in lei la possibilità di farlo. Non dica, la prego, che è possibile o impossibile, ma lo faccia semplicemente.

Torniamo un attimo alla sua domanda: che cos'è il rapporto giusto?
Quando noi avremo capito che cos'è il rapporto, sono sicuro che lei scoprirà da solo che cosa è giusto. Che cosa significa per lei il rapporto? "Mi faccia pensare. Significa tantissime cose, a seconda delle circostanze. Un giorno è una certa reazione, il giorno dopo ha una portata completamente diversa. È responsabilità, noia, irritazione, reazioni sensuali e il bisogno di fuggire da tutto questo".

Questo è quello che lei chiama rapporto. Si tratta di livelli diversi di reazioni sensoriali, di sentimenti - di romanticismo, se si è portati a quello - di tenerezza, attaccamento, solitudine, paura e così via (apprensione, più che paura reale). Questo è quanto viene definito rapporto con una persona o con l'altra. Lei è in rapporto anche con i suoi ideali, le sue speranze, le sue esperienze, le sue decisioni.

Tutto questo è lei e il suo rapporto con un altro; e l'altro è simile a lei, anche se da un punto di vista biologico, culturale e fisico può essere diverso. Ciò non indica forse che lei si muove sempre all'interno dell'egocentrismo e che l'altra persona agisce in maniera simile? Due vite parallele che non si incontrano mai?

"Incomincio a capire che cosa lei intende, ma la prego, continui". Diventa chiaro che non esiste un rapporto reale. Fondamentalmente ci preoccupiamo di noi stessi, del nostro piacere, cedendo all'altro per ottenere a nostra volta soddisfazione, e così via all'infinito. Diciamola in un altro modo. Perché gli esseri umani sono così centrati su se stessi, o egoisti nei più riposti recessi del loro essere? Perché? Gli animali selvatici non sembrano tanto egocentrici quanto lo sono gli esseri umani. Se noi dobbiamo scoprire in prima persona qual è il rapporto giusto, dobbiamo approfondire questo interrogativo. È necessario sperimentare la percezione senza movente. La maggior parte di noi trova difficile osservare senza un qualche tipo di movente. Riusciamo a esaminare insieme, con obbiettività, quel che realmente accade in un rapporto fra due persone, si tratti di un rapporto intimo o no? Quasi tutte le reazioni, specialmente quelle dolorose o piacevoli, vengono registrate nel cervello, nella coscienza o a un livello più profondo. Questa registrazione, che inizia nel momento in cui nasciamo e continua fino alla morte, costruisce lentamente un'immagine o un quadro che ognuno ha di sé. Quando ci sposiamo o viviamo con un altro per un mese o per anni, ciascuno dei due si forma un'immagine dell'altro. Le ferite, le irritazioni, le parole dure, quelle dolci, e così via, le reazioni sensuali, le osservazioni intellettuali, il cameratismo e la tenerezza, la fantasia di realizzazione -e le associazioni culturali: tutto questo forma le diverse immagini che si riattivano nelle diverse circostanze. A parte i rapporti fisici reali, queste immagini distorcono o ostacolano un rapporto d'amore profondo, la compassione con la capacità di comprensione profonda che essa implica.

"E allora in che modo è possibile impedire la formazione di queste immagini?". Non le pare di porre una domanda sbagliata? Chi è che impedisce? Non le sembra che a porre la domanda siano ancora una volta un'immagine o un'idea? Non sta forse ancora lavorando di fantasia, passando da un'immagine all'altra? Questo tipo di indagine non porta da nessuna parte. Quando una persona è colpita o ferita psicologicamente - il che accade fin dall'infanzia - le conseguenze di quella ferita sono ovvie: la paura di subire altre ferite, un ritrarsi costruendosi tutt'intorno una barriera, un ulteriore schermo isolante e così via, un processo che alimenta la nevrosi. Se e quando si ha consapevolezza di queste ferite, di questi conflitti, e li si osserva, allora istintivamente viene fatto di chiedersi in che modo sia possibile evitare di venire feriti. L'immagine ultima è l’io, il sé con la lettera maiuscola e minuscola. Quando si arriva a cogliere il pieno significato del perché il cervello, il pensiero, formi queste immagini, la verità del perché queste immagini esistano, questa percezione stessa dissolve ogni processo di formazione delle immagini. Questa è la libertà ultima."Per quale ragione il cervello - o il pensiero, come dice lei – forma delle immagini?". Forse per sentirsi protetto? Per essere al sicuro contro il pericolo? Per avere certezze, per evitare la confusione? Anche la più piccola parte del cervello per funzionare bene, in maniera efficiente, deve avere delle certezze, deve sentirsi al sicuro. Se poi quelle certezze e quella sicurezza sono un'illusione o un'invenzione del pensiero, come lo sono la fede o la credenza, in realtà non ha alcuna importanza, purché quell'area agitata del cervello si senta al sicuro, tranquilla, senza incertezze.
Noi moriamo in questa illusione. Accompagnato dalle immagini, come ad esempio il nazionalismo, e le immagini che si trovano in tutti i templi del mondo, l'uomo vive e porta avanti il conflitto, il piacere, il dolore. Queste immagini vengono fabbricate a non finire.

Ma solo quando noi percepiamo che esse ostacolano e gettano un'ombra sul rapporto reale e rotondo tra noi e gli altri, tra noi e quella nuvola, tra quell'albero e quei bambini, allora soltanto può esserci amore.

 

Conversazione ad Ojai ( California) del 23 luglio 1949.

Domanda: Perché lei parla?

Risposta: Credo che sia una domanda molto interessante a cui rispondere sia da parte mia che da parte vostra. Non si tratta infatti solo del perché io parlo, ma anche del perché voi venite ad ascoltarmi. Se io parlassi per esprimere me stesso vi sfrutterei. Se il parlare fosse per me una necessità per sentirmi lusingato, potente e tutto il resto allora dovrei servirmi di voi; allora non ci sarebbe alcuna convivenza, infatti sarebbe una necessità per il mio egoismo. In questo caso io avrei bisogno di voi per sentirmi esaltato, arricchito, libero, applaudito avendo così tanta gente che mi ascolta. Mi servirei dunque di voi; ci sarebbe mutuo utilizzo. Non ci sarebbe convivenza tra voi ed io, perché voi mi sareste di qualche utilità. Quando mi avvalgo di voi, che convivenza c’è tra di noi? Nessuna. E se parlo perché ho una serie di idee che desidero trasmettervi, allora le idee acquisiscono una tremenda importanza; e io non credo che  le idee possano mai produrre un cambiamento radicale, una vera rivoluzione nella vita. Le idee non sono mai nuove; non possono produrre una trasformazione, un’ondata creativa, perché le idee sono solo risposte – modificate o alterate – di un passato che continua; e continuano ad essere del passato. Se io parlassi perché voglio che cambiate, o perché desidero che accettiate il mio modo di pensare o che apparteniate ad una mia società, che vi convertiate in miei discepoli, allora come individui sareste inesistenti, perché in tal caso mi interesserebbe unicamente trasformarvi secondo una idea determinata. Allora voi non sareste importanti, ma lo sarebbe questo ideale.

Perché allora sto parlando? Se non è per questi motivi, perché parlo? Risponderemo a questo subito. La domanda è allora: perché venite ad ascoltarmi? Non è ugualmente importante il perché ascoltate? Forse lo è di più. 

Se ascoltate per acquisire nuove idee o un modo nuovo di affrontare la vita resterete delusi perché io non vi darò nuove idee. Se ascoltate per sperimentare qualcosa che credete io abbia già sperimentato non fareste che imitare sperando di catturare quel qualcosa che secondo voi io ho. Sicuramente le cose reali della vita non possono sperimentarsi per interposta persona. Oppure per il fatto di trovarvi in difficoltà, di soffrire o di avere innumerevoli conflitti venite ad ascoltarmi per cercare come liberarvi da questi. Anche in questo caso non posso aiutarvi. Tutto quello che posso fare è segnalarvi la vostra difficoltà e allora possiamo parlarne, ma sta a voi vederla. E’ perciò molto importante che scopriate da soli perché venite ad ascoltarmi. Perché se avete un proposito, un’intenzione ed io un’altra, non ci capiremo mai. Non c’è convivenza tra di noi. Voi volete andare al nord ed io al sud. Ci ignoreremo a vicenda. Non è certo questo lo scopo di queste riunioni.

Quello che si cerca di fare in queste riunioni è intraprendere un viaggio insieme, convivere mentre proseguiamo insieme; non che io insegni e che voi ascoltiate, ma che insieme esploriamo se è possibile. Così sarete non solo discepoli, ma anche maestri, scoprendo e comprendendo. Allora non esiste la divisione tra superiore ed inferiore, tra la persona colta e l’ignorante, tra chi è realizzato e chi sta per realizzarsi. Queste divisioni falsano e contaminano la vita di relazione; e se non si comprende la convivenza non può comprendersi la realtà.

Vi ho detto perché io parlo. Forse penserete che ho bisogno di voi per poter esplorare. Non è così. Io ho qualcosa da dire; voi potete accettarlo o rifiutarlo. E se lo accettate, non lo accettate da me. Io agisco semplicemente come uno specchio nel quale potete riflettervi. Può darsi che non vi piaccia lo specchio e per questo lo rifiutate; però riflettendovi nello specchio, guardatevi semplicemente senza emozione, senza che lo appanni il sentimentalismo.

Risulta importante senza dubbio scoprire perché venite ad ascoltarmi, non è così? Se è per passare un pomeriggio o una serata, se venite qui invece di andare al cinema, allora non ha alcun significato. Se è solo con l’obiettivo di discutere, di apprendere nuove idee che potrete utilizzare quando parlate in pubblico o per scrivere un libro o per discutere, ugualmente non ha valore.

Però se davvero venite a scoprirvi nella vita di relazione – e questo potrebbe aiutarvi nella relazione – allora ha un significato, vale la pena; non sarà come una delle tante riunioni a cui partecipate.

Queste riunioni non hanno per scopo che voi mi ascoltiate, ma quello di riflettervi nello specchio che io descrivo. Non dovete accettare quello che vedete; sarebbe stupido. Tuttavia se guardate lo specchio come se ascoltaste una musica, come se vi sedeste sotto un albero ad osservare le ombre della sera, senza giudicare, condannare o giustificare – osservare e niente di più – questa percezione passiva avrà un effetto straordinario, sempre che non ci sia resistenza. Questo senza dubbio, è ciò che facciamo in queste riunioni. E’ così che arriva la verità, non attraverso lo sforzo; questo non potrà mai portare la libertà. Lo sforzo può solo portare alla sublimazione, alla sostituzione, alla soppressione; e ciò non è libertà. La libertà arriva solo quando non c’è lo sforzo per essere qualcuno. Allora la verità, “ ciò che è” agisce; e questo è liberazione.

 

Quando non è il caso di cooperare

 

Krishnamurti, J., Il libro della vita.  Meditazioni quotidiane con Krishnamurti, Edizioni Aequilibrium, Milano, 1997.

 

I cosiddetti riformatori, politici, sociali e religiosi, non faranno altro che accrescere la sofferenza degli esseri umani fino a che non capiranno il modo in cui funziona la loro mente.

La comprensione della mente, e di tutti i processi che essa implica, comporta una radicale rivoluzione interiore, da cui scaturisce l’azione che è vera cooperazione, una cooperazione che non si adegua ad uno schema, che non dipende da un’autorità o da qualcuno che “sa”.

Se in voi c’è questa rivoluzione interiore, allora saprete quando è il caso di cooperare e saprete anche quando non è il caso di farlo. E questa, forse, è la cosa più importante.

Attualmente noi cooperiamo con qualsiasi persona che parli di riforme o di cambiamenti, senza renderci conto del fatto che in questo modo stiamo dando continuità al conflitto e alla sofferenza; ma se conoscessimo quello spirito di cooperazione che affiora nella comprensione dell’intero processo della mente e che implica una completa libertà dell’ego, allora esisterebbe la possibilità  di creare una nuova civiltà, un mondo completamente diverso, nel quale non troverebbero posto né possessività, né invidia, né la smania di fare paragoni.

Questa non è un’utopia, non è una teoria; è una realtà per la mente impegnata di continuo ad indagare per scoprire la verità, per scoprire quello che è una benedizione.

  

Methorst-Kuiper A.J.G., Krishnamurti. Il suo pensiero, la sua missione, la sua poesia. Torino, Bresci Editore, 1974

 

FERMATI, AMICO

Fermati, amico:
del celato profumo della vita
ti voglio dire.

La vita non ha filosofie,
né sottili sistemi di pensiero.

La vita non ha religioni,
né adorazione in santuari profondi.

La vita non ha dèi,
né fardello di misteri paurosi.  

La vita non ha dimora,
né lo strazio del decadimento estremo.

La vita non ha piacere, né sofferenza,
né la corruzione dell’amore bramoso.  

La vita non ha né bene né male.
Né la punizione oscura del peccato impudente.  

La vita non dà agio,
non posa nel cerchio dell’oblio.  

La vita non è spirito o materia,
non è la divisione crudele
fra azione e inazione.  

La vita non ha morte,
non ha il vuoto della solitudine
nell’ombra del tempio.  

Libero è l’uomo
che vive nell’eterno,
poiché la vita è.

IL DUBBIO È UN PREZIOSO UNGUENTO

Il dubbio è un prezioso unguento;
benché bruci,
esso guarisce.

Io ti dico, invita il dubbio
quando il desiderio t’incalza,
invoca il dubbio
quando la tua ambizione
sorpassa gli altri in pensiero;
risveglia il dubbio
quando il tuo cuore esulta
di un grande amore.

Io ti dico:
il dubbio crea l’amore eterno,
il dubbio purifica lo spirito
dalla sua corruzione.
Così la forza dei tuoi giorni
sarà fatta di comprensione.

Per la piena vita del cuore,
per il volo dello spirito,
lascia che il dubbio
laceri i tuoi legami.

Come i freschi venti montani
destano le ombre nella valle,
lascia che il dubbio
inviti alla danza
il languido amore di una mente soddisfatta.

Non lasciare che il dubbio
si insinui oscuramente nel tuo cuore.
 


Io ti dico:
il dubbio è prezioso unguento;
benché bruci, pure guarisce.

 



 
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