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Sabato 23 aprile, ore 10.00
Krishnamurti:
al di là dell’illusione; Visione
di un filmato e formazione di gruppi di attività |
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Krishnamurti
è certamente uno dei maestri spirituali del nostro tempo. Il messaggio
che egli propugna (ma forse è già errato parlare di “messaggio”),
sarebbe riduttivo considerarlo unicamente di tipo “psicologico”; può
senz’altro essere considerato, dunque, di carattere esoterico (inteso
come attenzione e consapevolezza “portata a livelli di esistenza che
sfuggono alla portata della nostra coscienza usuale”[1]).
Egli non propugna, comunque, alcuna “via” da seguire, alcuna
dottrina o metodo in senso tradizionale. “Pour
moi la verité est un pays sans chemin, et vous ne pouvez l’atteindre
par aucun sentier, aucune religion, aucune secte…Je ne veux faire
partie d’aucune organisation d’ordre spirituel… Lorsqu’une
organisation est créée dans ce but elle devient une béquille; elle
affaiblit, asservit, et cela ne peut que mutiler l’individu, l’empêcher
de se développer, de constater son unicité grâce à la découverte
par lui-même de cette Verité absolue, non conditionnée, totale…
(…)
[2] Dunque,
se da un lato egli può essere considerato come appartenente alla via
esoterica, dall’altro la sua posizione sembra andare oltre tale via,
e, certamente, non è corretta l’opinione che lo considera
“appartenente” ad una tradizione esoterica in quanto egli rifiuta
l’affiliazione a qualsiasi tradizione. Non per questo, comunque, la
sua posizione è da considerare nichilista, relativista o puramente
soggettiva. Potremmo definirla una posizione “laica” pienamente
attenta alla dimensione profonda, sottile e sacra dell’esistenza. Una
posizione laica pienamente attenta alla dimensione “religiosa”, del
Sacro. Per
i membri del Gruppo PANGEA che cercano di interrogarsi sulla base dei
dubbi e delle domande proposte da Krishnamurti nelle sue innumerevoli
conferenze, partecipare al convegno Pangea 2005 significa, perciò,
proporre una riflessione e una ricerca che si affianca, criticamente,
scetticamente, alle posizioni definite exoteriche ed esoteriche.
Significa anche assumere il ruolo di “terzo incomodo”, che pone
continuamente l’interrogativo del “perché” voler seguire una data
via”, un Maestro, un certo rituale, una ben definita tradizione?
Significa porre il problema del rapporto fra la conoscenza, la memoria e
l’amore (“il pensiero che
nasce dalla conoscenza impedisce l’amore”[3]).
Cercare di situarsi su un altro piano, quello che non si preoccupa di
seguire una qualsiasi tradizione, un metodo, un Maestro, una dottrina o
di costruire delle precise rappresentazioni, di “nominare”, ma che
non per questo cessa di interrogarsi continuamente, con passione e
costanza, sul senso profondo della Vita. Significa, innanzitutto,
cercare di essere coscienti delle proprie continue contraddizioni e
lavorare sugli ostacoli, le barriere, che impediscono di vivere e
scoprire spazi di libertà e di gioia. Significa, essenzialmente,
imparare a lavorare, senza compiacimenti narcisistici, sul proprio
disordine interiore, sulle limitazioni psicologiche, sulla
consapevolezza, l’osservazione nel quotidiano, nel qui e ora, delle
relazioni con gli altri, con la Natura, con noi stessi, in particolare
con la nostra mente. Imparare ad ascoltare, a vedere, a lasciar cadere
la memoria, a “morire al passato”, al prima, per lasciarsi
sorprendere dalla gioia dell’istante e del nuovo. Morire e rinascere
in ogni momento. Dubitare continuamente, diffidare di tutto ma, come
dice proprio Krishnamurti, “con una canzone nel cuore”. [1]
Cf. il testo di introduzione al convegno, all’inizio del presente
dossier: “L’approccio esoterico: promesse e interrogativi”.
CENNI
BIOGRAFICI Jiddu
Krishnamurti nacque l'undici maggio 1895 a Madanapalle, una città
nell'India meridionale, ottavo figlio di una famiglia di ceto medio.
Ancora in giovane età fu adottato da Annie Besant, allora presidente
della Società Teosofica con sede centrale a Madras, la quale portò
Krishnamurti e suo fratello Nitya in Inghilterra dove furono educati
privatamente. Al
ritorno di Krishnamurti ancora adolescente in India i Teosofi lo
proclamarono il maestro del mondo del quale aspettavano la venuta e
crearono intorno alla sua figura ordini vasti e ricchi, con molte
migliaia di seguaci. Proclamato
da molti, fin dalla nascita, maestro spirituale, K. (come lui spesso si
nominava parlando di sé alla terza persona), ha sempre rifiutato
l’adulazione e declinato l’autorità per incoraggiare, invece, la
libertà spirituale e la scoperta della comprensione di sé da parte di
ciascuno. Fu
così che, nel 1929, a Ommen, in Olanda, di fronte a 3000 seguaci,
Krishnamurti sciolse l'organizzazione di cui era stato nominato capo
(l’”Ordine della Stella d’Oriente”), restituì i beni e le
ricchezze che gli erano stati donati e dichiarò che il suo unico scopo
era quello di rendere gli esseri umani incondizionatamente liberi dalle
limitazioni psicologiche. Da
allora viaggiò quasi senza sosta per gran parte del mondo tenendo
discorsi ad un gran numero di persone. Nei suoi viaggi in America,
Europa e Asia, per molti decenni, ha esposto il suo pensiero in
innumerevoli conferenze e “lezioni” fino al giorno della sua morte
avvenuta negli USA il 17 febbraio 1986. Krishnamurti
é considerato universalmente uno dei maggiori maestri religiosi di
tutti i tempi. Unico fra tutti i maestri spirituali, egli rifiuta
l’organizzazione ortodossa e ciò che l’organizzazione implica: il
culto. Non
propose nessuna filosofia o religione ma trattò gli aspetti quotidiani
della vita degli esseri umani, i problemi del vivere nelle moderne
società violente e corrotte, la ricerca individuale di significato,
sicurezza e felicità e il nostro bisogno di liberarci dal peso
interiore di paure, rabbia, dolore e sofferenza. Parlò
della necessità di avere una vita quotidiana con una qualità religiosa
e profondamente meditativa. Krishnamurti
non appartenne a nessuna religione, setta o nazione né si legò ad
alcuna scuola di pensiero politica o ideologica. Affermò
al contrario che queste sono le cause reali della nostra separazione gli
uni dagli altri, portatrici di conflitto personale, sociale e, in ultima
analisi, di guerra. I
suoi discorsi e le sue discussioni non furono mai ispirati da alcuna
autorità basata sulla tradizione o sulla conoscenza accademica ma
scaturivano dal suo sguardo interiore sulla mente umana e sulla stessa
sua relazione con il Sacro. Ha
comunicato costantemente un senso di freschezza e sincerità a chi lo
ascoltava sebbene il suo messaggio sia rimasto sostanzialmente invariato
nel corso degli anni. Il suo insegnamento di uomo libero a uomini liberi
è stato accolto da migliaia di persone nel mondo.
(Informazioni
tratte, in parte, da http://www.jkrishnamurti.org) ALCUNE
INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE Krishnamurti,
J.: Di fronte alla vita, Ubaldini Editore, Roma, 1969. Krishnamurti,
J.: La prima ed ultima libertà, Ubaldini Editore, Roma, 1969. Krishnamurti,
J.: L'uomo alla svolta, Ubaldini Editore, Roma, 1971. Krishnamurti,
J.: La sola rivoluzione, Ubaldini Editore, Roma, 1973. Krishnamurti,
J.: Cominciare a imparare, Ubaldini Editore, Roma, 1976. Krishnamurti,
J.: La fine del dolore, Ed. Aequilibrium, Milano, 1982. Krishnamurti,
J.: Lettere alle scuole, Ubaldini Editore, Roma, 1983. Krishnamurti,
J.: Diario. Settembre-ottobre 1973. Aprile 1975, Ubaldini Editore, Roma,
1983. Krishnamurti,
J.: La rete del pensiero, Ed. Aequilibrium, Milano, 1987. Krishnamurti,
J.: Una scuola per la vita, Ed. Aequilibrium, Milano, 1988. Krishnamurti,
J.: Libertà
Totale", Casa Editrice Astrolabio, Roma, Ubaldini Editore, 1998.
Lutyens,
M.: Krishnamurti. Les années d’accomplissement, Paris, Ed.Arista,
1984. Methorst-Kuiper
A.J.G., Krishnamurti. Il suo pensiero, la sua missione, la sua poesia.
Torino, Bresci Editore, 1974 Per
ulteriori informazioni
: http://www.jkrishnamurti.org/krish_found.asp http://web.tiscali.it/krishnamurti http://www.consapevolezza.it/aetos/krishnamurti/krishnamurti.asp ALCUNI
BRANI SCELTI Krishnamurti:
La Verità è una terra senza
sentieri (Estratto
dal libro "Libertà Totale", 1998, Casa Editrice Astrolabio,
Ubaldini Editore, Roma). Il
3 agosto del 1929 ad Ommen, in Olanda, Krishnamurti sciolse l'Ordine
della Stella, di cui era a capo, davanti a tremila membri. Questo è
quanto disse. Questa
mattina esamineremo lo scioglimento dell'Ordine della Stella. Alcuni ne
saranno contenti, e altri rattristati. Non è un’occasione di allegria
né di tristezza perché, come spiegherò, è inevitabile. Ricorderete
la storia del diavolo e un suo amico che, camminando, vedono un uomo
chinarsi, raccogliere qualcosa da terra e metterselo in tasca. L’amico
chiese al diavolo: "Che cosa ha raccolto?". "Un pezzo di
Verità", rispose il diavolo. "Un brutto affare per te",
disse l’amico. "Per niente!", rispose il diavolo. "Aspetterò
che la organizzi!". Ritengo che la Verità sia una terra senza
sentieri e che non si possa raggiungere attraverso nessuna via, nessuna
religione, nessuna scuola. Questo è il mio punto di vista, e vi
aderisco totalmente e incondizionatamente. Poiché la Verità è
illimitata, incondizionata, irraggiungibile attraverso qualunque via,
non può venire organizzata, e nessuna organizzazione può essere creata
per condurre o costringere gli altri lungo un particolare sentiero. Se
lo comprendete, vedrete che è impossibile organizzare una
"fede". La fede è qualcosa di assolutamente individuale, e
non possiamo e non dobbiamo istituzionalizzarla. Se lo facciamo diventa
una cosa morta, cristallizzata; diventa un credo, una setta, una
religione che viene imposta ad altri. E' quello che tutti cercano di
fare in tutto il mondo. La Verità viene svilita e resa un giocattolo
per persone deboli o solo momentaneamente insoddisfatte. Non possiamo
‘abbassare’ la verità, ma piuttosto sforzarci noi di ‘salire’ a
essa. Non possiamo far scendere a valle la cima della montagna. Se
vogliamo raggiungere la cima dobbiamo attraversare la valle e salire il
versante, senza timore dei pericolosi precipizi. Dobbiamo salire
individualmente verso la Verità, che non può venire ‘abbassata’
per noi o organizzata per noi. Sono le organizzazioni che propongono
un’idea, ma l’organizzazione non fa che risvegliare l’interesse
dentro di noi. Se l’interesse non nasce dall’amore per la Verità
stessa, ma passa soltanto attraverso l’organizzazione, non ha alcun
valore. L’organizzazione diventa uno schema in cui i membri trovano la
loro collocazione. Non si ricerca più la Verità, non si mira più alla
vetta, ma ci si scava una comoda nicchia in cui collocarsi o in cui
farsi collocare dall’organizzazione, pensando che sarà
l’organizzazione a condurci alla Verità. A
mio parere, questo è il primo motivo per cui l’Ordine della
Stella va disciolto. Nonostante
ciò probabilmente creerete altri ordini, entrerete a far parte di altre
organizzazioni, sempre cercando la Verità. Io non voglio appartenere a
nessuna organizzazione spirituale, vi prego di comprenderlo. Potrei
ricorrere a un’organizzazione se volessi farmi trasportare, ad
esempio, a Londra, ma si tratta di un’organizzazione completamente
diversa, di tipo pratico, come le poste o il telegrafo. Se voglio fare
un viaggio uso un automobile o una nave: strumenti pratici che non hanno
nulla a che vedere con la spiritualità. Ribadisco ancora una volta che
nessuna organizzazione può condurre l'uomo alla spiritualità.
Un’organizzazione creata a questo scopo diventa una stampella, una
debolezza, una pastoia; è costretta ad azzoppare l’individuo per
impedirgli di crescere, di sviluppare la propria singolarità che
consiste nella scoperta, fatta da noi stessi, della Verità assoluta,
incondizionata. Questo è un altro motivo che mi ha portato alla
decisione, essendo a capo dell’Ordine, di scioglierlo. Nessuno mi ha
spinto a prendere questa decisione. Non è un gesto studiato per
stupire, perché io non voglio seguaci e lo sottolineo. Nel momento
stesso in cui si segue qualcuno non si segue più la Verità. Non mi
importa che crediate alle mie parole. Voglio perseguire una certa cosa
in questo mondo, e intendo farlo con incrollabile concentrazione. Il mio
interesse va a un’unica cosa essenziale: la liberazione dell’uomo.
Desidero liberarlo da tutte le sue gabbie e tutte le sue paure, e non
dargli una setta o una religione in più, non formulare nuove teorie o
nuove filosofie. Ovviamente potreste chiedermi perché giro il mondo
tenendo continuamente discorsi. Vi voglio dire che non lo faccio perché
desidero un seguito, non desidero un gruppo di speciali discepoli. (Come
piace agli uomini essere diversi dai loro simili, e basandosi su
distinzioni così ridicole, assurde e meschine! Io non ho nessuna
intenzione di incoraggiare simili assurdità). Io non ho discepoli, non
ho apostoli, né sulla terra né nel regno dello spirito. Non sono
attratto dalla sete di denaro né dal desiderio di una vita comoda. Se
desiderassi una vita comoda non sarei venuto a questo campo e non vivrei
in un paese così piovoso! Vi parlo francamente perché vorrei chiarirlo
una volta per tutte. Voglio evitare che queste polemiche infantili si
trascinino per anni. Un giornalista che mi ha intervistato considera un
gesto meraviglioso sciogliere un’organizzazione che conta migliaia di
membri. Un grande gesto perché, come mi disse: "Che cosa farà
adesso, come vivrà? Non avrà più seguaci e nessuno verrà più ad
ascoltarla". Se vi saranno anche solo cinque persone che vogliono
ascoltare, che vogliono vivere con il viso rivolto all’eternità, Sarà
sufficiente. A che cosa serve avere migliaia di persone che non
capiscono, imbalsamate nei loro pregiudizi, che non desiderano il nuovo,
ma che traducono il nuovo per adattarlo ai loro sterili, stagnanti io? Se
parlo con crudezza, vi prego di non fraintendermi: non è per mancanza
di compassione. Se avete bisogno di un chirurgo, non è un atto di
gentilezza operarvi anche se ciò vi provoca dolore? Se quindi vi parlo
con ruvidezza non è per mancanza di amore per voi, ma l’esatto
contrario. Come ho già detto, ho un unico scopo: rendere l’uomo
libero, spingerlo verso la libertà, aiutarlo a staccarsi da tutti i
limiti, perché soltanto ciò può dare eterna felicità, soltanto ciò
può dare la realizzazione incondizionata del sé. Poiché io sono
libero, incondizionato e intero (non parte, non relativo, ma la Verità
totale che è eterna), il mio desiderio è che coloro che cercano di
capirmi siano liberi e non che mi seguano o che mi trasformino in una
gabbia per ricavarne un’altra religione o un’altra setta. Al
contrario, vorrei che fossero liberi da ogni paura: dalla paura della
religione, dalla paura della salvezza, dalla paura della spiritualità,
dalla paura dell’amore, dalla paura della morte, dalla paura stessa
della vita. Lo faccio come un pittore che dipinge una tela per piacere,
perché il dipinto è la sua espressione, la sua radiosità, il suo star
bene, e non perché io voglia qualcosa da qualcuno. Abbiamo fatto
l’abitudine all’autorità e alla sua atmosfera, e pensiamo che ci
possa condurre alla spiritualità. Crediamo e speriamo che un altro,
attraverso i suoi straordinari poteri, ci possa condurre (per miracolo!)
nel regno dell’eterna libertà che è Felicità. La nostra visione
della vita è tutta basata sull’autorità. Mi avete ascoltato per tre
anni e in voi non si è prodotto nessun cambiamento, salvo in
pochissimi. Analizzate ciò che vi dico, sottoponetelo a critica per
poterlo comprendere pienamente e a fondo. Se cerchiamo un’autorità
che ci conduca alla spiritualità, costruiamo automaticamente
un’organizzazione attorno a quella autorità. Ma la creazione stessa
dell’organiz-zazione che, secondo voi, aiuterà l’autorità a
condurvi alla spiritualità, vi chiude in una gabbia. Vi sto parlando
con franchezza, ma ricordate che lo faccio non per durezza o malanimo, né
per eccitazione per la mia decisione, ma perché voglio che comprendiate
ciò che vi dico. Questo è il motivo per cui siete qui, e sarebbe una
perdita di tempo se non spiegassi con chiarezza e fino in fondo il mio
punto di vista. Sono diciotto anni che vi state preparando a questo
evento, alla venuta del Maestro del Mondo. Per diciotto anni vi siete
organizzati, avete cercato qualcuno che potesse dare un piacere nuovo al
vostro cuore e alla vostra mente, che trasformasse la vostra vita, che
vi comunicasse una nuova comprensione; qualcuno che vi innalzasse a un
nuovo modo di vivere, che vi desse una nuova spinta, che vi rendesse
liberi; e adesso osservate che cosa accade! Riflettete, ragionate da voi
e cercate di capire come questa fede vi ha cambiati; ma non il
cambiamento superficiale di applicarvi un distintivo, che è una cosa
insignificante, assurda. Questa fede ha spazzato via dalla vostra vita
tutte le cose inessenziali? Questo e l’unico metro di giudizio: siete
più liberi, più grandi, più pericolosi per qualunque società fondata
sul falso e sull’inessenziale? I membri dell’Ordine della Stella,
come sono cambiati? Come ho già detto, per diciotto anni vi siete
preparati per me. Non m'importa che crediate o no che io sia il Maestro
del Mondo. Non ha nessun valore. Come appartenenti all’organizzazione
dell’Ordine della Stella avete dato la vostra adesione e la vostra
energia, riconoscendo in Krishnamurti il Maestro del Mondo in tutto o in
parte. In tutto, per coloro che sono realmente in ricerca; in parte, per
coloro che sono soddisfatti delle loro mezze verità. Diciotto anni di
preparazione, e guardate quanti ostacoli vi sono ancora sulla strada
della vostra comprensione, quante complicazioni, quante cose inutili. I
pregiudizi, le paure, le autorità, le chiese vecchie e nuove: tutto
questo, ritengo, è una barriera alla comprensione. Non potrei essere più
chiaro. Non voglio che vi dichiariate d’accordo con me. Non voglio che
mi seguiate. Voglio che comprendiate ciò che vi sto dicendo. E
necessario che mi comprendiate perché la vostra fede non vi ha
trasformato, ma vi ha resi ancora più complicati e non siete disposti a
vedere le cose così come sono. Voi volete avere i vostri dèi, nuovi dèi
al posto dei vecchi, nuove religioni al posto delle vecchie, nuove forme
in sostituzione delle vecchie, tutte ugualmente prive di valore, tutte
barriere, tutte limitazioni, tutte stampelle. Nuove distinzioni
spirituali al posto delle vecchie, nuovi culti al posto dei vecchi.
Tutti fate dipendere la vostra spiritualità da qualcun altro, fate
dipendere la vostra felicità da qualcun altro, la vostra illuminazione
da qualcun altro; e benché vi siate preparati per me per diciotto anni,
quando dico che tutto ciò è inutile, quando dico che dovete
sbarazzarvene e cercare dentro di voi l’illuminazione, il fulgore, la
purezza e l’incorruttibilità del sé, nessuno di voi è disposto a
farlo. Forse alcuni sì, ma pochi, pochissimi. Perché dunque avere
un’organizzazione? Perché avere persone false e ipocrite che seguono
me, l’incarnazione della Verità? Vi prego di tenere a mente che non
vi parlo per astio o malanimo, ma perché siamo giunti a un punto in cui
è indispensabile affrontare la situazione per quella che è. L’anno
scorso dissi che non avrei accettato compromessi. Pochissimi mi diedero
ascolto. Quest’anno l’ho ribadito chiaramente. Non so quante
migliaia di persone in tutto il mondo, membri dell'Ordine si stanno
preparando per me da diciotto anni, eppure non sono ancora pronte ad
ascoltare incondizionatamente totalmente, ciò che io dico. Allora,
perché avere un’organizzazione? Vi
ho già detto che il mio scopo è quello di rendere l’uomo
incondizionatamente libero, perché ritengo che l’unica spiritualità
sia l’incorruttibilità del sé che è eterno, sia l’armonia tra la
ragione e l’amore. Questa è l’assoluta e incondizionata Verità che
è la Vita stessa. Perciò voglio che l'uomo sia libero, gioioso come un
uccello nel cielo splendente, sgravato, indipendente ed estatico nella
sua libertà. A coloro che si sono preparati per diciotto anni dico che
occorre essere liberi da tutto ciò, liberi dalle complicazioni e dagli
impegolamenti. Perciò non avete bisogno di un'organizzazione basata su
un credo spirituale. Perché mantenere un'organizzazione per quei cinque
o dieci individui in tutto il mondo che hanno capito e che lottano per
sbarazzarsi di tutte le cose inutili? Nemmeno ai deboli serve
un’organizzazione che li aiuti a trovare la Verità, perché la Verità
è in tutti, non è né lontana né vicina, è eternamente. Le
organizzazioni non possono farvi liberi. Nessun altro può renderci
liberi. Nessun culto organizzato, e neppure l’immolarsi per una causa,
può renderci liberi. Unirsi in un’organizzazione o gettarsi nel
lavoro non può renderci liberi. Se per scrivere una lettera usiamo una
macchina da scrivere, non la mettiamo su un altare per adorarla. Eppure
è questo che si fa quando l’organizzazione diventa l’interesse
principale. "Quanti iscritti avete?", è la prima domanda che
mi pone qualunque giornalista. "Quanti sono i tuoi seguaci? Dal
loro numero capiremo se stai dicendo il vero o il falso". Io non so
quanti siate. Non me ne curo. Come ho già detto, anche se uno solo
fosse stato reso libero, sarebbe abbastanza. Voi avete l’idea che solo
determinate persone abbiano la chiave del Regno della Felicità. Nessuno
la detiene. Nessuno ha l’autorità per farlo. La chiave è il vostro
stesso sé, e solo nello sviluppo, nella purificazione e
nell’incorruttibilità del sé c’è il Regno dell’Eternità.
Vedete la totale assurdità della struttura che avete creato cercando un
aiuto esterno, facendo dipendere da altri il vostro benessere, la vostra
felicità, la vostra forza? Tutto ciò lo troverete in voi stessi. Perché
allora un’organizzazione? Siete abituati a sentirvi spiegare i
progressi che avete fatto, a sentirvi indicare il vostro livello
spirituale. Che bambinata! Chi, se non noi stessi, può sapere se siamo
belli o brutti interiormente? Chi, se non noi stessi può dirci se siamo
incorruttibili? Non avete serietà in queste cose. Perché allora
un’organizzazione? Coloro che vogliono realmente conoscere, coloro che
cercano davvero ciò che è eterno, privo di inizio e privo di fine,
cammineranno insieme con grande intensità e costituiranno un pericolo
per tutto ciò che è inessenziale, per le irrealtà, per le ombre. Essi
si uniranno e diverranno una fiamma, perché comprendono. Voglio creare
un’unione così, questo è il mio scopo. Dalla vera comprensione
nascerà vera amicizia. Dalla vera amicizia, che voi non sembrate
conoscere, nascerà vera cooperazione reciproca. E ciò non a motivo di
un’autorità, non in virtù di una salvezza o perché ci si è
immolati per una causa, ma perché comprendendo davvero viviamo
nell’eterno. Questo supera il maggiore piacere e il più grande
sacrificio. Ecco alcuni dei motivi che, dopo due anni di attenta
riflessione, mi hanno indotto a prendere questa decisione. Non si tratta
di un impulso momentaneo. Non vi sono stato spinto da nessuno. Nessuno
mi ha convinto. Per due anni ho riflettuto con calma, profondamente e
pazientemente, e oggi, in virtù del fatto che ne sono a capo, ho deciso
di sciogliere l’Ordine. Potete costituire un’altra organizzazione e
aspettare qualcun'altro. Non mi interessa, così come non mi interessano
le gabbie né nuove decorazioni per le gabbie. Il mio unico scopo è
rendere l’uomo totalmente, assolutamente libero. da
"LA RETE DEL PENSIERO", di J.
Krishnamurti Discorsi
a Saanen e ad Amsterdam 1981, Ed. AEQUILIBRIUM – Milano, 1987. Primo
discorso - domenica 12 luglio Vedo
che ci sono dei miei vecchi amici. Sono lieto di vedervi. I
pregiudizi hanno qualcosa in comune con gli ideali, le fedi, i credi.
Noi dobbiamo essere capaci di pensare insieme; ma proprio i nostri
pregiudizi e i nostri ideali ci privano della capacità e dell'energia
necessarie per pensare, per osservare, per indagare insieme e scoprire
così per conto nostro che cosa c'è dietro tutta la confusione,
l'infelicità, il terrore, la rovina e la tremenda violenza che esistono
al mondo. Per capire i fatti non solo in superficie, ma nel loro
significato profondo, dobbiamo essere capaci di osservare insieme. Non
serve che voi guardiate in una direzione e chi vi parla guardi in
un'altra: dobbiamo osservare insieme la stessa cosa. Ma
questo modo di osservare, di indagare, sarà impossibile se rimaniamo
legati ai nostri pregiudizi, alle nostre esperienze particolari e al
nostro modo personale di capire. Pensare insieme è enormemente
importante perché dobbiamo affrontare un mondo che sta andando
rapidamente in rovina, che sta degenerando, che sta perdendo ogni senso
morale, un mondo dove non c'è nulla di sacro, dove non c'è rispetto
reciproco. Per capire tutto questo, non superficialmente,
distrattamente, dobbiamo penetrare a fondo la questione e scoprire cosa
c'è dietro. Dobbiamo chiederci perché dopo milioni e milioni di anni
di evoluzione l'uomo, cioè voi e il mondo intero, è diventato così
violento, insensibile, distruttivo, pronto a fare la guerra, a costruire
bombe atomiche, a sostenere un progresso tecnologico sempre più
avanzato. E forse proprio questo progresso tecnologico può essere uno
dei fattori che hanno ridotto l'uomo in questo stato. Così, per favore,
pensiamo insieme, cioè non a modo mio o a modo vostro, ma semplicemente
usando la capacità di pensare. Il
pensiero è il fattore comune all'umanità intera. Il pensiero non è né
orientale né occidentale; c'è soltanto la capacità di pensare che è
comune a tutti. La persona più povera, la persona più raffinata che
vive nella ricchezza, il chirurgo, il falegname, il contadino o il
grande poeta, tutti quanti hanno in comune il pensiero. Sembra che non
ci rendiamo conto che li pensiero è il fattore che ci lega tutti quanti
insieme. Voi pensate secondo la vostra capacità, l'energia,
l'esperienza e la conoscenza che avete. Altri penseranno diversamente in
base alla loro esperienza e ai loro particolari condizionamenti.
Tuttavia tutti quanti siamo presi nella rete del pensiero. Questo è un
fatto che non può essere messo in discussione. È così. Siamo
stati programmati a livello biologico, fisico, e anche a livello
mentale, intellettuale. Dobbiamo renderci conto di essere stati
programmati come dei computer. Gli specialisti programmano i computer in
base ai risultati che vogliono ottenere. E queste macchine supereranno
l'uomo nella capacità di pensare. I computer possono accumulare
esperienza, imparare dall'esperienza raccolta, e quindi essere
programmati in base alla conoscenza che hanno immagazzinato. A poco a
poco supereranno in accuratezza e velocità la nostra capacità di
pensare. Naturalmente non potranno comporre come Beethoven o scrivere
come Keats; tuttavia sorpasseranno la nostra capacità di pensiero. E
allora che ne sarà dell'uomo? Ci
hanno programmati ad essere cattolici o protestanti, italiani o inglesi
e così via. Per secoli e secoli ci hanno programmati a credere, ad
avere fede, a seguire certi riti,
certi dogmi;
ci hanno programmati ad essere nazionalisti e a fare la guerra. Il
nostro cervello è stato trattato come un computer anche se non è
altrettanto veloce. Il nostro modo di pensare è limitato, e anche il
computer è limitato ma funziona a una velocità molto più elevata
della nostra; così ci sorpassa. Questi sono fatti. È quello che
effettivamente accade. Sono
questi e molti altri i problemi che ci stanno di fronte. Non potete più
permettervi di pensare come cristiani, buddisti, induisti o musulmani.
Stiamo affrontando una crisi tremenda. Una crisi come questa i politici
non potranno mai risolverla, perché anche loro sono stati programmati a
pensare in un determinato modo. Nemmeno gli scienziati potranno capire e
risolvere questa crisi; e neanche lo potranno gli uomini d'affari, il
mondo del denaro. La sfida, la svolta decisiva, la decisione da
prendere, non è in politica, in religione o nel mondo scientifico: è
nella nostra coscienza. Deve
essere capita la coscienza dell'umanità, quella coscienza che ci ha
portato fino a questo punto. Questa faccenda deve essere affrontata con
estrema serietà, perché siamo veramente di fronte a un momento
tremendamente pericoloso per il mondo, con tutte queste bombe atomiche
che continuano ad aumentare e che qualche pazzo potrebbe anche mettersi
in testa di usare. Tutti noi dobbiamo essere consapevoli di questa
situazione. Bisogna essere estremamente seri, non superficiali e
distratti, ma veramente interessati, per comprendere il comportamento
degli esseri umani, per capire come ha potuto il pensiero umano portarci
fino a questo punto. Dobbiamo essere capaci di indagare con molta
attenzione e cautela, e di osservare a fondo per capire che cosa sta
avvenendo fuori di noi e dentro di noi. L'attività interiore, a livello
psicologico, prende sempre il sopravvento sull'attività esteriore. Per
quanti sforzi facciate per imporre dall'esterno regolamenti, sanzioni,
decisioni, questi saranno sempre buttati all'aria dai vostri desideri,
dai vostri timori, dalle vostre preoccupazioni, dal vostro bisogno di
sicurezza. Se non capiamo che le cose stanno così, anche se creeremo
esteriormente una parvenza di ordine, il disordine che ci portiamo
dentro avrà sempre il sopravvento sui conformismi esteriori, sulle
regole e sulla disciplina imposte dall'esterno. Potranno esserci
istituzioni politiche, economiche, religiose, accuratamente realizzate,
ma in qualunque modo queste funzionino, se la nostra coscienza interiore
non è completamente in ordine, il disordine che ci portiamo dentro avrà
sempre la meglio su quanto esiste esternamente. Questo lo abbiamo visto
accadere storicamente, e anche ora sta accadendo la stessa cosa davanti
ai nostri occhi. È un fatto. Esaminiamo
insieme questa coscienza umana così complessa: non la coscienza
dell'europeo, o dell'uomo che vive in Asia, in Medio Oriente, ma quel
movimento straordinario che è andato avanti per milioni di anni, il
movimento della coscienza umana nel tempo. Per
favore, non limitatevi ad accettare quello che dice chi vi parla.
Sarebbe una cosa senza senso. Se non cominciate a mettere in dubbio, a
sollevare questioni, ad avvertire quello scetticismo
che vi spinge ad indagare, se vi tenete strette le vostre fedi
particolari, le esperienze che avete fatto, la conoscenza che avete
raccolto, allora ridurrete tutto a ben poca cosa senza alcun
significato. In questo caso non affronterete la tremenda emergenza che
sta di fronte all'essere umano. Dobbiamo
renderci conto di che cos'è effettivamente la nostra coscienza. Il
pensiero e tutte le cose che il pensiero ha creato sono parte della
nostra coscienza. La cultura
in cui viviamo, i valori estetici, le pressioni economiche, le eredità
nazionali, le specializzazioni professionali del chirurgo o del
falegname, costituiscono una coscienza di gruppo che fa parte della
vostra coscienza. Se vivete in un paese che ha le sue proprie tradizioni
e la sua cultura religiosa, questa coscienza di gruppo nelle sue forme
particolari diventa parte della vostra coscienza. Questi sono fatti. Se
fate il falegname dovete aver acquisito una certa abilità; siete capaci
di trattare il legno, di capirne la natura, sapete usare degli
strumenti. Così a poco a poco entrate a far parte di un gruppo che ha
coltivato questa attività particolare e che ha acquisito la sua propria
coscienza. Anche lo scienziato o l'archeologo fanno parte di un gruppo
che ha una sua propria coscienza, proprio come accade agli animali. Se
siete una donna di casa, avete la vostra coscienza particolare che è
simile a quella di tutte le altre donne di casa. Nel
mondo si sono diffusi modi di vivere molto permissivi. Questo fatto di
costume è cominciato in Occidente e quindi si è sparso dovunque. È un
movimento che avviene nella coscienza di gruppo. Vedete che cosa
significa tutto questo; cercate di capirne le implicazioni. Così,
se si capisce la natura della nostra coscienza, lo sforzo particolare
che l'ego sostiene nella sua sofferenza diventa qualcosa di globale e
allora avrà inizio un'attività del tutto diversa. È questa la crisi
in cui siamo coinvolti: siamo stati programmati e possiamo imparare solo
in base a questi programmi. In qualche rara occasione possiamo avere un
momento di chiarezza, ma poi il nostro cervello torna a ripetere senza
sosta lo schema con cui è stato programmato. Vedete semplicemente come
stanno le cose: uno è cristiano, buddista, indù, anticomunista,
comunista, democratico, e tutto si ripete, si ripete, si ripete... E
solo raramente c'è una sosta in questo ininterrotto ripetersi. Dobbiamo
capire insieme che cosa significa guardare, guardare come effettivamente
funziona il pensiero. Tutti voi pensate; è questo il motivo per cui
siete qui. Tutti voi pensate, e il pensiero si esprime in parole, oppure
si esprime in un gesto, in uno sguardo,in un movimento del corpo. Le
parole, che sono usate da tutto il genere umano, ci servono per
comunicare qualcosa, e tutto il genere umano ha in comune il pensiero.
È una cosa davvero straordinaria se avete fatto questa scoperta, perché
allora c'è soltanto pensiero, e non il "vostro" pensiero.
Dobbiamo imparare a vedere le cose come sono realmente, e non come siamo
stati programmati a vederle. Capite la differenza? Possiamo guardare,
liberi da qualsiasi programma che ci sia stato imposto? Quando
siete capaci di guardare con chiarezza, senza la minima distorsione,
allora potete cominciare a indagare la natura della coscienza, fino ai
suoi livelli più profondi. Dovete esaminare tutto il movimento del
pensiero, perché è il pensiero il responsabile di quel che la
coscienza contiene a qualsiasi livello di profondità. Se non pensate
non ci sarebbe paura, non ci sarebbe il senso del piacere, non ci
sarebbe il tempo; perché il pensiero è il responsabile di tutto
questo. Il
pensiero non è soltanto responsabile della costruzione di meravigliose
cattedrali, ma è anche responsabile di tutte le sciocchezze che
accadono dentro le cattedrali. Grandi dipinti, poemi, musica, sono
attività del pensiero. Percepire un suono, ascoltarne la straordinaria
bellezza e scriverlo sulla carta: è questo che fa il pensiero. Il
pensiero è responsabile di tutti gli dei, dei salvatori, di tutti i
guru e dell'obbedienza e della devozione che vengono loro tributate.
Tutto è conseguenza del pensiero, che cerca soddisfazione e fugge dalla
solitudine. Tutta l'umanità ha in comune il pensiero. Il più povero
abitante di un villaggio in India pensa, così come pensa il dirigente
d'azienda o il capo religioso. Si tratta di un fatto quotidiano. È su
questo terreno che si trova qualsiasi essere umano. Non potete sottrarvi
a questa situazione. Il
pensiero ha fatto cose meravigliose, che sono d'aiuto per l'uomo; ma ha
anche prodotto incredibili distruzioni, e ha portato il terrore nel
mondo. Così dobbiamo capire la sua natura, i suoi movimenti: perché
pensate in un certo modo; perché rimanete legati a certe forme di
pensiero; perché vi tenete strette certe esperienze; perché il
pensiero non ha mai capito la natura della morte. Dobbiamo prendere in
esame la struttura stessa del pensiero. Non stiamo prendendo in
considerazione il vostro modo particolare di pensare, perché è ovvio
come pensate, dato che siete stati programmati. Ma se esaminerete
seriamente in che cosa consiste il pensiero, allora entrerete in una
dimensione del tutto diversa. Tale dimensione non è quella dei vostri
piccoli problemi quotidiani. Dovete capire la tremenda energia del
pensiero e la natura del pensiero, non dal punto di vista del filosofo,
dell'uomo di religione, del professionista, della casalinga, ma dovete
rendervi conto di quale enorme vitalità ci sia nell'atto di pensare. Ci
comportiamo sempre allo stesso modo: avendo il ricordo della sofferenza,
cerchiamo di evitarla in futuro, non facendo quelle cose che la
provocano. Questa diventa conoscenza, e ripetiamo sempre lo stesso
schema. Con il piacere sessuale non facciamo altro che ripetere. È così
che si muove il pensiero. Guardate
la meccanicità con cui funziona il pensiero, vedetene la bellezza. Il
pensiero dice a sé stesso: "Sono libero di funzionare". Ma il
pensiero non è mai libero, perché si basa sulla conoscenza e la
conoscenza è ovviamente sempre limitata. La conoscenza deve sempre
essere limitata perché fa parte del tempo. Imparerò di più, ma per
imparare altre cose devo avere tempo. Non conosco la lingua russa e
voglio impararla. Mi saranno necessari sei mesi, un anno o tutta la
vita. Così la conoscenza è un movimento nel tempo. Tempo, conoscenza,
pensiero, azione costituiscono il ciclo nel quale viviamo. Il pensiero
è limitato; perciò qualsiasi azione compiuta dal pensiero deve essere
limitata. Ma ogni limitazione del pensiero crea inevitabilmente
divisione e conflitto.
Se
dico di essere indù, se dico di essere indiano, pongo una limitazione e
questa limitazione porta con sé corruzione e conflitto, perché qualcun
altro dice: "Sono cristiano", "Sono buddista". Così
c'è conflitto fra noi. Tutta la nostra vita, dalla nascita fino alla
morte, non è altro che una serie di sforzi, di conflitti; e i tentativi
per uscire da questa situazione a loro volta generano altri conflitti.
Così viviamo e moriamo in un conflitto senza fine e non ci chiediamo
mai quale sia la radice di tale conflitto.
Che
cosa significa rapporto? di J.
Krishnamurti Dal
Bulletin 56, 1989 - Saanen, Svizzera, agosto 1981. L'amore
per gli alberi è, o dovrebbe essere, parte della nostra natura, come
respirare. Gli alberi fanno parte della terra come noi, pieni di
bellezza, con quel loro strano distacco. Così immobili, pieni di
foglie, ricchi e luminosi, proiettano le loro lunghe ombre e la loro
gioia selvaggia quando soffia la bufera. Tutte le foglie, anche quelle
sul ramo più alto, danzano al minimo soffio di brezza, e l'ombra è
accogliente, quando il sole batte forte. Seduti con la schiena contro il
tronco, se rimanete in silenzio, stabilite un rapporto durevole con la
natura. I più hanno perso questo rapporto; quando passano in automobile
o risalgono queste colline chiacchierando, vedono tutte queste montagne,
queste valli, i corsi d'acqua e le migliaia di alberi, ma sono troppo
assorbiti nei loro problemi per guardarsi intorno e rimanere in
silenzio. Un pennacchio di fumo si alza lungo la valle, e sotto passa un
autocarro, carico di tronchi appena recisi, non ancora scortecciati. Un
gruppo di ragazzi e di ragazze passa chiacchierando, facendo fremere
l'immobilità del bosco. La morte di un albero, nel momento finale, a
differenza di quella dell'uomo, è bella. Un albero morto nel deserto,
senza più corteccia, ripulito dal sole e dal vento, con tutti i rami
nudi spalancati al cielo, è una visione meravigliosa. Una grande
sequoia, vecchia di molte centinaia di anni, viene abbattuta in pochi
minuti per fare recinzioni e sedili, per costruire case o per arricchire
la terra in un giardino. Quel meraviglioso gigante è morto. L'uomo
avanza nel cuore delle foreste, distruggendole per creare pascoli e
costruire case. Le regioni vergini stanno scomparendo. C'è una valle,
circondata da colline che forse sono le più antiche della terra, dove i
ghepardi, gli orsi e il daino, che un tempo era possibile vedere, ora
sono completamente scomparsi, perché l'uomo è arrivato dappertutto. La
bellezza della terra viene lentamente distrutta e inquinata. Macchine e
costruzioni a più piani stanno facendo la loro comparsa nei luoghi più
inaspettati. Quando perdete il rapporto con la natura e con i cieli
immensi, perdete ogni rapporto con l'uomo. (…) Arrivò
insieme alla moglie e parlò quasi sempre lui. Lei era piuttosto timida,
e aveva l'aria intelligente. Lui era piuttosto arrogante, e aveva l'aria
aggressiva. Disse di essere stato presente a qualcuno dei miei discorsi
dopo aver letto uno o due libri e aver assistito a qualche dialogo.
" In realtà, siamo venuti a parlare con lei personalmente del
nostro problema più grosso, e spero di non averla disturbata. Abbiamo
due figli, un maschio e una femmina che vanno a scuola, fortunatamente
per loro. Non vogliamo infliggergli le tensioni che ci sono tra noi,
anche se prima o poi le avvertiranno. Mia moglie e io siamo molto
innamorati; non userei la parola amore, perché ho capito che cosa lei
intende con questo termine. Ci siamo sposati abbastanza giovani; abbiamo
una bella casa e un piccolo giardino. Il denaro non rappresenta per noi
un problema. Lei sta bene di suo, e io lavoro, anche se mio padre mi ha
lasciato qualcosa. Non siamo venuti da lei come da un consulente
matrimoniale, ma vogliamo discutere con lei, se ce lo consente, il
nostro rapporto. Mia moglie è piuttosto riservata, ma io sono sicuro
che fra poco parteciperà anche lei alla discussione. Eravamo d'accordo
che avrei incominciato io.
Abbiamo
grossi problemi di rapporto. Ne abbiamo parlato spesso, ma non ne è
venuto fuori niente. Dopo questa premessa, la domanda che vorrei farle
è la seguente: che cosa c'è di sbagliato nel nostro rapporto, e che
cos'è il rapporto giusto?". Che
rapporto avete con queste nuvole, piene della luce della sera, o con
questi alberi silenziosi? Non è una domanda a sproposito. Vedete quei
ragazzi che giocano là, in quel campo, quella vecchia auto? Quando
vedete tutto questo, vi chiedo, qual è la vostra reazione? "Non lo
so con esattezza. Mi piace vedere i bambini che giocano. E anche a mia
moglie piace. Per quelle nuvole o quell'albero non ho sentimenti
speciali. Non ci ho pensato; probabilmente non li ho neanche mai
guardati". La moglie disse: "Io sì. Per me hanno un
significato, ma non riesco a dirlo a parole. I bambini là fuori
potrebbero essere i miei figli. Dopo tutto, sono una madre".
Signore, guardi quelle nuvole e quell'albero, come se li vedesse per la
prima volta. Li guardi senza che il pensiero interferisca o divaghi. Li
guardi senza definirli 'nuvole' o 'albero'. Li guardi semplicemente con
il cuore e con gli occhi. Appartengono alla terra come noi, come quei
bambini, e come quella vecchia auto. Dar loro un nome fa parte del
pensiero. Le
parole esercitano una grossa influenza su di noi: parole come Dio,
democrazia, libertà, totalitarismo. Evocano tutte immagini familiari.
Le parole moglie e marito fanno parte delle nostre espressioni
quotidiane. Ma la parola moglie non è in realtà la persona in carne e
ossa, con le sue complessità e i suoi problemi. Quindi la parola non è
mai la realtà. Quando la parola assume un'importanza totalizzante, la
vita, la realtà, viene trascurata. "Ma
non posso sfuggire alla parola e all'immagine che essa evoca". Non
possiamo separare la parola e l'immagine. La parola è l'immagine.
Osservare senza parola/immagine, questo è il problema. "Ma
è impossibile!". Se permette, lei non ha cercato di farlo
seriamente. La parola impossibile blocca in lei la possibilità di
farlo. Non dica, la prego, che è possibile o impossibile, ma lo faccia
semplicemente. Torniamo
un attimo alla sua domanda: che cos'è il rapporto giusto? Questo
è quello che lei chiama rapporto. Si tratta di livelli diversi di
reazioni sensoriali, di sentimenti - di romanticismo, se si è portati a
quello - di tenerezza, attaccamento, solitudine, paura e così via
(apprensione, più che paura reale). Questo è quanto viene definito
rapporto con una persona o con l'altra. Lei è in rapporto anche con i
suoi ideali, le sue speranze, le sue esperienze, le sue decisioni. Tutto
questo è lei e il suo rapporto con un altro; e l'altro è simile a lei,
anche se da un punto di vista biologico, culturale e fisico può essere
diverso. Ciò non indica forse che lei si muove sempre all'interno
dell'egocentrismo e che l'altra persona agisce in maniera simile? Due
vite parallele che non si incontrano mai? "Incomincio
a capire che cosa lei intende, ma la prego, continui".
Diventa
chiaro che non esiste un rapporto reale. Fondamentalmente ci
preoccupiamo di noi stessi, del nostro piacere, cedendo all'altro per
ottenere a nostra volta soddisfazione, e così via all'infinito.
Diciamola in un altro modo.
Perché
gli esseri umani sono così centrati su se stessi, o egoisti nei più
riposti recessi del loro essere? Perché? Gli animali selvatici non
sembrano tanto egocentrici quanto lo sono gli esseri umani.
Se
noi dobbiamo scoprire in prima persona qual è il rapporto giusto,
dobbiamo approfondire questo interrogativo. È necessario sperimentare
la percezione senza movente. La maggior parte di noi trova difficile
osservare senza un qualche tipo di movente. Riusciamo a esaminare
insieme, con obbiettività, quel che realmente accade in un rapporto fra
due persone, si tratti di un rapporto intimo o no? Quasi tutte le
reazioni, specialmente quelle dolorose o piacevoli, vengono registrate
nel cervello, nella coscienza o a un livello più profondo. Questa
registrazione, che inizia nel momento in cui nasciamo e continua fino
alla morte, costruisce lentamente un'immagine o un quadro che ognuno ha
di sé. Quando ci sposiamo o viviamo con un altro per un mese o per
anni, ciascuno dei due si forma un'immagine dell'altro. Le ferite, le
irritazioni, le parole dure, quelle dolci, e così via, le reazioni
sensuali, le osservazioni intellettuali, il cameratismo e la tenerezza,
la fantasia di realizzazione -e le associazioni culturali: tutto questo
forma le diverse immagini che si riattivano
nelle
diverse circostanze. A parte i rapporti fisici reali, queste immagini
distorcono o ostacolano un rapporto d'amore profondo, la compassione con
la capacità di comprensione profonda che essa implica. "E
allora in che modo è possibile impedire la formazione di queste
immagini?". Non le pare di porre una domanda sbagliata? Chi è che
impedisce? Non le sembra che a porre la domanda siano ancora una volta
un'immagine o un'idea? Non sta forse ancora lavorando di fantasia,
passando da un'immagine all'altra? Questo tipo di indagine non porta da
nessuna parte. Quando una persona è colpita o ferita psicologicamente -
il che accade fin dall'infanzia - le conseguenze di quella ferita sono
ovvie: la paura di subire altre ferite, un ritrarsi costruendosi
tutt'intorno una barriera, un ulteriore schermo isolante e così via, un
processo che alimenta la nevrosi. Se e quando si ha consapevolezza di
queste ferite, di questi conflitti, e li si osserva, allora
istintivamente viene fatto di chiedersi in che modo sia possibile
evitare di venire feriti. L'immagine ultima è l’io, il sé con la
lettera maiuscola e minuscola. Quando si arriva a cogliere il pieno
significato del perché il cervello, il pensiero, formi queste immagini,
la verità del perché queste immagini esistano, questa percezione
stessa dissolve ogni processo di formazione delle immagini. Questa è la
libertà ultima."Per quale ragione il cervello - o il pensiero,
come dice lei – forma delle immagini?". Forse per sentirsi
protetto? Per essere al sicuro contro il pericolo? Per avere certezze,
per evitare la confusione? Anche la più piccola parte del cervello per
funzionare bene, in maniera efficiente, deve avere delle certezze, deve
sentirsi al sicuro. Se poi quelle certezze e quella sicurezza sono
un'illusione o un'invenzione del pensiero, come lo sono la fede o la
credenza, in realtà non ha alcuna importanza, purché quell'area
agitata del cervello si senta al sicuro, tranquilla, senza incertezze. Ma
solo quando noi percepiamo che esse ostacolano e gettano un'ombra sul
rapporto reale e rotondo tra noi e gli altri, tra noi e quella nuvola,
tra quell'albero e quei bambini, allora soltanto può esserci amore. Conversazione
ad Ojai ( California) del 23 luglio 1949. Domanda:
Perché lei parla? Risposta:
Credo che sia una domanda molto interessante a cui rispondere sia da
parte mia che da parte vostra. Non si tratta infatti solo del perché io
parlo, ma anche del perché voi venite ad ascoltarmi. Se io parlassi per
esprimere me stesso vi sfrutterei. Se il parlare fosse per me una
necessità per sentirmi lusingato, potente e tutto il resto allora
dovrei servirmi di voi; allora non ci sarebbe alcuna convivenza, infatti
sarebbe una necessità per il mio egoismo. In questo caso io avrei
bisogno di voi per sentirmi esaltato, arricchito, libero, applaudito
avendo così tanta gente che mi ascolta. Mi servirei dunque di voi; ci
sarebbe mutuo utilizzo. Non ci sarebbe convivenza tra voi ed io, perché
voi mi sareste di qualche utilità. Quando mi avvalgo di voi, che
convivenza c’è tra di noi? Nessuna. E se parlo perché ho una serie
di idee che desidero trasmettervi, allora le idee acquisiscono una
tremenda importanza; e io non credo che le idee possano mai
produrre un cambiamento radicale, una vera rivoluzione nella vita. Le
idee non sono mai nuove; non possono produrre una trasformazione,
un’ondata creativa, perché le idee sono solo risposte – modificate
o alterate – di un passato che continua; e continuano ad essere del
passato. Se io parlassi perché voglio che cambiate, o perché desidero
che accettiate il mio modo di pensare o che apparteniate ad una mia
società, che vi convertiate in miei discepoli, allora come individui
sareste inesistenti, perché in tal caso mi interesserebbe unicamente
trasformarvi secondo una idea determinata. Allora voi non sareste
importanti, ma lo sarebbe questo ideale. Perché allora sto parlando? Se non è per questi motivi, perché parlo? Risponderemo a questo subito. La domanda è allora: perché venite ad ascoltarmi? Non è ugualmente importante il perché ascoltate? Forse lo è di più. Se
ascoltate per acquisire nuove idee o un modo nuovo di affrontare la vita
resterete delusi perché io non vi darò nuove idee. Se ascoltate per
sperimentare qualcosa che credete io abbia già sperimentato non fareste
che imitare sperando di catturare quel qualcosa che secondo voi io ho.
Sicuramente le cose reali della vita non possono sperimentarsi per
interposta persona. Oppure per il fatto di trovarvi in difficoltà, di
soffrire o di avere innumerevoli conflitti venite ad ascoltarmi per
cercare come liberarvi da questi. Anche in questo caso non posso
aiutarvi. Tutto quello che posso fare è segnalarvi la vostra
difficoltà e allora possiamo parlarne, ma sta a voi vederla. E’
perciò molto importante che scopriate da soli perché venite ad
ascoltarmi. Perché se avete un proposito, un’intenzione ed io
un’altra, non ci capiremo mai. Non c’è convivenza tra di noi. Voi
volete andare al nord ed io al sud. Ci ignoreremo a vicenda. Non è
certo questo lo scopo di queste riunioni. Quello
che si cerca di fare in queste riunioni è intraprendere un viaggio
insieme, convivere mentre proseguiamo insieme; non che io insegni e che
voi ascoltiate, ma che insieme esploriamo se è possibile. Così sarete
non solo discepoli, ma anche maestri, scoprendo e comprendendo. Allora
non esiste la divisione tra superiore ed inferiore, tra la persona colta
e l’ignorante, tra chi è realizzato e chi sta per realizzarsi. Queste
divisioni falsano e contaminano la vita di relazione; e se non si
comprende la convivenza non può comprendersi la realtà. Vi
ho detto perché io parlo. Forse penserete che ho bisogno di voi per
poter esplorare. Non è così. Io ho qualcosa da dire; voi potete
accettarlo o rifiutarlo. E se lo accettate, non lo accettate da me. Io
agisco semplicemente come uno specchio nel quale potete riflettervi. Può
darsi che non vi piaccia lo specchio e per questo lo rifiutate; però
riflettendovi nello specchio, guardatevi semplicemente senza emozione,
senza che lo appanni il sentimentalismo. Risulta
importante senza dubbio scoprire perché venite ad ascoltarmi, non è
così? Se è per passare un pomeriggio o una serata, se venite qui
invece di andare al cinema, allora non ha alcun significato. Se è solo
con l’obiettivo di discutere, di apprendere nuove idee che potrete
utilizzare quando parlate in pubblico o per scrivere un libro o per
discutere, ugualmente non ha valore. Però
se davvero venite a scoprirvi nella vita di relazione – e questo
potrebbe aiutarvi nella relazione – allora ha un significato, vale la
pena; non sarà come una delle tante riunioni a cui partecipate. Queste
riunioni non hanno per scopo che voi mi ascoltiate, ma quello di
riflettervi nello specchio che io descrivo. Non dovete accettare quello
che vedete; sarebbe stupido. Tuttavia se guardate lo specchio come se
ascoltaste una musica, come se vi sedeste sotto un albero ad osservare
le ombre della sera, senza giudicare, condannare o giustificare –
osservare e niente di più – questa percezione passiva avrà un
effetto straordinario, sempre che non ci sia resistenza. Questo senza
dubbio, è ciò che facciamo in queste riunioni. E’ così che arriva
la verità, non attraverso lo sforzo; questo non potrà mai portare la
libertà. Lo sforzo può solo portare alla sublimazione, alla
sostituzione, alla soppressione; e ciò non è libertà. La libertà
arriva solo quando non c’è lo sforzo per essere qualcuno. Allora la
verità, “ ciò che è” agisce; e questo è liberazione.
Quando
non è il caso di cooperare Krishnamurti, J., Il libro della vita. Meditazioni quotidiane con Krishnamurti, Edizioni Aequilibrium, Milano, 1997. I
cosiddetti riformatori, politici, sociali e religiosi, non faranno altro
che accrescere la sofferenza degli esseri umani fino a che non capiranno
il modo in cui funziona la loro mente. La
comprensione della mente, e di tutti i processi che essa implica,
comporta una radicale rivoluzione interiore, da cui scaturisce
l’azione che è vera cooperazione, una cooperazione che non si adegua
ad uno schema, che non dipende da un’autorità o da qualcuno che
“sa”. Se
in voi c’è questa rivoluzione interiore, allora saprete quando è il
caso di cooperare e saprete anche quando non è il caso di farlo. E
questa, forse, è la cosa più importante. Attualmente
noi cooperiamo con qualsiasi persona che parli di riforme o di
cambiamenti, senza renderci conto del fatto che in questo modo stiamo
dando continuità al conflitto e alla sofferenza; ma se conoscessimo
quello spirito di cooperazione che affiora nella comprensione
dell’intero processo della mente e che implica una completa libertà
dell’ego, allora esisterebbe la possibilità
di creare una nuova civiltà, un mondo completamente diverso, nel
quale non troverebbero posto né possessività, né invidia, né la
smania di fare paragoni. Questa
non è un’utopia, non è una teoria; è una realtà per la mente
impegnata di continuo ad indagare per scoprire la verità, per scoprire
quello che è una benedizione. Methorst-Kuiper
A.J.G., Krishnamurti. Il suo pensiero, la sua missione, la sua poesia.
Torino, Bresci Editore, 1974 FERMATI, AMICO
Fermati,
amico: La vita non
ha filosofie, La vita non
ha religioni, La vita non
ha dèi, La vita non
ha dimora, La vita non
ha piacere, né sofferenza, La vita non
ha né bene né male. La vita non
dà agio, La vita non
è spirito o materia, La vita non
ha morte, Libero è
l’uomo IL DUBBIO È UN PREZIOSO
UNGUENTO
Il dubbio è
un prezioso unguento; Io ti dico,
invita il dubbio Io ti dico: Per la piena
vita del cuore, Come i
freschi venti montani Non lasciare
che il dubbio
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